La Dakar torna tragica dopo cinque anni. Muore il 40enne portoghese Gonçalves

Stroncato da un arresto cardiaco dopo la caduta ad alta velocità

Wadi Al-Dawasir Il rumore dei generatori copre la voce velata di David Castera, il neo direttore della Dakar che ha mosso i primi passi nel rally più spietato al mondo come pilota di moto, quando ancora si correva in Africa. Ci sono tutti al tradizionale briefing piloti delle 20, spesso disertato dai big e dai più affaccendati. «Il nostro pensiero va alla famiglia del pilota e amico Paulo Goncalves tragicamente scomparso oggi. Vogliamo ricordarlo con un minuto di silenzio». Castera si toglie il cappello e lo seguono, uno a uno, piloti e meccanici. Un lungo, immenso minuto di silenzio. La nomade carovana della Dakar, una famiglia di quasi tremila persone, ieri si è fermata per la morte del pilota del team indiano Hero, la 73esima vittima in 41 anni di questa corsa tanto affascinante quanto dannata. Il 40enne portoghese, alla sua 13esima partecipazione alla Dakar, è caduto al km 276 della settima speciale Riyad - Wadi Al Dawasir, in una zona contrassegnata con livello 2 su 3 di pericolo, a causa delle ondulazioni del terreno e dell'alta velocità della tappa. L'allarme medico è scattato alle ore 10,16. I medici dell'elisoccorso intervenuti prontamente lo hanno trovato privo di sensi a seguito dell'arresto cardiaco. Tra i piloti, il primo a fermarsi è stato il leader della corsa, il pilota australiano Toby Price (KTM), che è rimasto a lungo al fianco dell'amico (il tempo gli verrà restituito come da regolamento). Sono arrivati poi Kevin Benavides, il compagno di squadra Joaquim Rodrigues e molti altri. Goncalves è stato poi trasportato in elicottero all'ospedale di Layla, ma per lui non c'era più niente da fare.

Torna così la tragedia alla Dakar a cinque anni dall'ultimo incidente mortale, vittima il polacco motociclista 39enne Michal Hernik, in Argentina. Proprio due giorni fa, il bivacco della Dakar aveva ricordato anche il nostro Fabrizio Meoni, scomparso l'11 gennaio del 2005 a Kiffa, in Mauritania. Allora la tappa fu neutralizzata, vale a dire percorsa, ma non valida ai fini della classifica. Oggi invece i piloti di moto e quad resteranno al bivacco di Wadi Al-Dawasir. La configurazione del rally, che oggi prevedeva una tappa ad anello, ha consentito all'organizzazione di cancellare la speciale. «È una giusta decisione», commenta Jacopo Cerruti, pilota Husqvarna 20° della generale e migliore degli italiani. «Era una speciale velocissima che i professionisti affrontano a gas spalancato. Quando sono passato sul luogo dell'incidente ho rallentato. Non mi sono fermato perché l'elisoccorso era già arrivato e c'erano molti piloti fermi. Purtroppo, ho capito subito che la situazione era disperata. Ho terminato la speciale con un grande groppo alla gola e il pensiero a Paulo. Da ora in avanti il risulto in classifica non conta. L'importante è arrivare alla fine».

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