Doping nel ciclismo: coinvolto Cipollini. Lui: "Accuse assurde"

Il medico spagnolo Fuentes gli avrebbe prescritto Epo, trasfusioni e ormoni della crescita. Proprio nel 2002, anno in cui vinse il Mondiale. A incastrarlo sarebbe un numero di fax

Doping nel ciclismo: coinvolto Cipollini. Lui: "Accuse assurde"

Anabolizzanti, Epo, ormoni della crescita, gonadotropine. Periodiche estrazioni e reinfusioni di sangue. Sta tutto scritto, nero su bianco, nella "tabella dopante" del famigerato dottore spagnolo Eufemiano Fuentes, coinvolto in diversi scandali sul doping nel mondo del ciclismo. Ma a chi era riservato questo speciale trattamento? A Maria. Un nome in codice dietro cui si nasconderebbe Mario Cipollini. A dare la notizia è La Gazzetta dello sport, che pubblica le carte che accusano l'ex campione toscano.

C'è un particolare che inchioderebbe il Re Leone (così era soprannominato). Dietro alle tabelle 2002 del doping, minuziosamente compilate da Fuentes con diversi simbolini (corrispondenti alle varie sostanze somministrate), le date e le varie gare da disputare, ci sarebbe il numero di fax della casa di Cipollini. Con tanto di prefisso. Il 2002 fu un anno d'oro per il Re Leone: vinse la MIlano-Sanremo, la Gand-Wevelgem e, soprattutto, il Mondiale a Zolder (Belgio). Ora tutti si chiedono: vinse grazie al trucco? Cipollini come Armstrong? I milioni di tifosi che amano il ciclismo hanno tutte le ragioni del mondo per indignarsi.

Ma il diretto interessato cosa dice? Dopo alcune ore di silenzio interviene, attraverso il suo avvocato, respingendo ogni addebito. Con una dichiarazione all'Ansa l'avvocato Giuseppe Napoleone smentisce con forza le notizie diffuse sul conto del proprio assistito: "Cipollini - afferma il legale - è disponibile a verifica ematologica di confronto con le 99 sacche ancora da identificare". "I documenti pubblicati - puntualizza - non sono in alcun modo riferibili allo stesso. Il numero di fax che compare sulla tabella incriminata, che secondo la suggestiva ricostruzione giornalistica sarebbe riconducibile al Sig. Cipollini, non è un numero di fax, bensì un numero telefonico italiano non intestato al mio cliente, peraltro annotato manualmente. A tal proposito occorre evidenziare come il signor Cipollini sino a tutto il 2004 fosse residente nel Principato di Monaco, come inconfutabilmente confermato nella sentenza definitiva pronunciata dalla Corte di Appello Penale di Firenze, che ha assolto lo stesso dai reati di evasione fiscale con formula piena (art. 530 1^ comma Codice di Procedura Penale), ovvero, per insussistenza dei fatti reato contestati. In buona sostanza le copiose prove testimoniali e documentali prodotte, valutate dal collegio giudicante, hanno dimostrato senza alcun dubbio l'effettività della residenza monegasca dell'atleta. Tutto ciò è, evidentemente, inconciliabile con le notizie diffamatorie propalate".

Settemila pagine suddivise in 23 faldoni: è il frutto dell'alacre lavoro della Guardia Civil spagnola, la famosa Operacion Puerto. Dentro c'è di tutto: le sostanze utilizzate, le tecniche per occultare le prove, la "pulizia" per aggirare i controlli, i nomi in codice, le somme pagate per barare e vincere, o comunque essere al top. Tonnellate di fango che una volta ancor di più fanno sprofondare il ciclismo nella vergogna.

Nel suo editoriale il direttore della Gazzetta, Andrea Monti, esorta "giudici, poliziotti e colleghi d'ogni nazione: andiamo in fondo a questa storia". E' giusto, bisogna andare fino in fondo e fare pulizia a 360 gradi. Per ridare credibilità a tutto lo sport. Non solo il ciclismo. Perché è forte il sospetto che gli atleti anche di altri sport usassero le maledette sacche di sangue dopato.

Tornando al ciclismo si discute molto anche della proposta della Wada (agenzia mondiale antidoping: fare una commissione d'inchiesta di verità e riconciliazione, per poi tirare una bella riga e ripartire da zero. E qualcuno aggiunge: perché non radiamo a vita chi viene pizzicato a fare uso di doping? La "morte" sportiva, ossia la cancellazione dalla possibilità di tornare a disputare una gara, potrebbe essere un potente deterrente.

Intanto la Federciclismo si costituirà al più presto parte civile nell’inchiesta "Operacion Puerto" anche alla luce delle rivelazioni degli atti riguardanti Mario Cipollini". Lo annuncia il presidente della Fci, Renato Di Rocco, che aggiunge: "Chiederemo anche alla procura Coni di indagare sui fatti del ritiro azzurro di Salice Terme del 2002". Quanto al Coni, già da tempo è parte civile nel processo di Madrid.

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