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Meno male che Sinner c'è

Dramma e mistero. Musetti: domina Djokovic ma si ritira per il solito dolore. Jannik batte Shelton e troverà il serbo

Meno male che Sinner c'è
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Esiste davvero la paura di vincere? La domanda ce la dobbiamo fare, e seppur sottovoce se la fa anche Lorenzo Musetti: "Non so perché succeda, ci devo ragionare". Meno male che c'è Jannik Sinner insomma, ma in una giornata così non si può essere felici del tutto. L'aria è quella del dramma, "perché stavo giocando la partita migliore della mia vita contro il più forte di sempre: non potete immaginare quanto sia incazzato". E in questo caso è impossibile edulcorare le parole di Lollo.

Due set a zero contro Djokovic e noi che già sognavamo una semifinale degli Australian Open tutta italiana, noi compreso lui. Poi quel dolorino verso l'inguine all'inizio del secondo set nel terzo è diventato una sentenza, strappo o stiramento che sia. Difficile trattenere le lacrime, e non è la prima volta: a Parigi l'anno scorso fu lo stesso contro Alcaraz, ancor prima è accaduto nella finale di Monte Carlo. "Sempre la gamba destra, come al Roland Garros. E pensare che prima dell'avvio della stagione ho fatto dei test medici per scongiurare episodi come questo. Tutto ok, e invece". Invece magari è anche questione di testa, chi lo sa. E di certo servirà un abile solutore per cancellare i dilemmi del tenero Lorenzo, che non si meritava questo finale: niente terzo posto nel ranking, niente sfida con Jannik, niente sogno di uno Slam. Che tristezza.

Tutto mentre Sinner ha asfaltato Ben Shelton, andando definitivamente oltre l'ormai celebre crisi di crampi che aveva fatto titolare al locale Herald Sun Defending Crampions, premio per la creatività ma un po' meno per la simpatia. Un po' è anche che lui non riesce a trasformare le meraviglie in campo in una comunicazione efficace: su Musetti ha detto "non ho visto molto, stavo dormendo", aggiungendo solo poi che ovviamente gli dispiaceva. Cosa assolutamente vera quanto espressa male. Però tra un non voglio dire e l'altro, una notizia c'è: prendendo spunto proprio da Djokovic sta testando un'alimentazione particolare per evitare i momenti fisicamente difficili in campo. Anche perché Nole, a 38 anni, è l'unico che resta sempre in piedi: nel match con Musetti aveva solo delle vesciche ai piedi, niente per cui giustificare l'inesorabile sconfitta. "Cose che capitano ammette -. La verità è che ero già sulla via di casa e mi ritrovo in semifinale dopo una partita vinta senza giocare e l'altra praticamente persa.

Raddoppierò le preghiere per ringraziare il Signore". E se il Dio del tennis davvero sta ancora dalla sua parte, c'è da avere paura e basta.

Oggi semifinali donne (dalle ore 9.30, Sky ed Eurosport): Sabalenka-Svitolina, Rybakina-Pegula.

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