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E la Fifa merita il paraNobel della pernacchia

Non si è ancora compreso se il mondiale sia del presidente degli Stati Uniti, il quale provvederà alla premiazione dei vincitori, o della Fifa o, forse, del calcio, dei calciatori, dei tifosi

E la Fifa merita il paraNobel della pernacchia
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Tutto molto bello, avrebbe commentato Bruno Pizzul: stadi pieni, emozioni, zero pericoli, elogi istituzionali agli arbitri e ai nuovi regolamenti. Ma che fine ha fatto Omar Artan, l'arbitro somalo respinto alla frontiera Usa, con la scusa di un visto non valido ma con l'accusa di essere un fiancheggiatore dei terroristi somali? Nemmeno una parola, una sola dico, su quello che è accaduto, anzi il capo del governo mondiale del calcio, l'italosvizzerolibaneseqatariota, ha invitato la stampa con un elegante e sprezzante "chill and relax". Insomma la Fifa non può mica sapere quello che fa la Casa Bianca, ci mancherebbe pure che, oltre al premio paraNobel della pace, l'omaggio di medaglie d'oro e della replica (e se fosse l'originale?) della coppa del mondo, ci fosse stato un timido tentativo di chiedere spiegazioni a mister Trump. Non si è ancora compreso se il mondiale sia del presidente degli Stati Uniti, il quale provvederà alla premiazione dei vincitori, o della Fifa o, forse, del calcio, dei calciatori, dei tifosi. Inutile cercare risposte, i capi se ne fottono, lisciano il pelo a sponsor e politici, puniscono i meno famosi, salvano i campioni (per lo stesso duro intervento, Belogun espulso, Messi nemmeno ammonito) ma tant'è, Omar Artan sta preparando la valigia per tornare in campo tra un mese. L'Uefa si vendica, sarà il somalo a dirigere la sfida della supercoppa tra Paris St.Germain e Aston Villa, il 12 agosto, al Red Bull stadium di Salisburgo.

Quello che non va bene agli Stati Uniti va benissimo all'Europa. Infantino e il suo clan sono riusciti nella mission impossible di apparecchiare una bella figura a Ceferin e la sua orchestra. Meritano il paraNobel della pernacchia.

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