E Spadafora si scontra anche con Sky

Partite in chiaro, il ministro: «C'era una soluzione». La pay-tv: «Non è vero»

Il primo corto circuito della domenica calcistica è avvenuto sul tema, sensibilissimo, della diretta in chiaro delle partite in cartellone. Alla fine di un dibattito serrato e molto polemico, il ministro Spadafora ha accusato pubblicamente Sky, detentore dei diritti criptati, e la Lega di serie A che li ha venduti grazie alla legge Melandri, di «preoccuparsi degli aspetti economici invece della salute delle popolazioni». E a quel punto è ripreso il botta e risposta, ancora più appuntito, tra le parti in causa.

Per cogliere il cuore del problema, è opportuno compiere un veloce riassunto delle puntate precedenti. Fin dai giorni in cui sembrava che Juve-Inter si potesse giocare la settimana scorsa, dalla politica è arrivato l'invito a prendere in considerazione l'idea di trasmettere in chiaro invece che solo per abbonati Sky. In quell'occasione, sia Rai che Mediaset, hanno raccolto la palla al balzo per far sapere che erano disponibilissimi a contribuire all'iniziativa. Fin da allora, dagli uffici della Lega di serie A, è arrivata la risposta completa: per farlo c'è bisogno di un decreto del governo poiché l'esclusiva di Sky è regolata dalla legge Melandri che prevede la possibilità di trasmettere le partite in criptato. Fine della discussione momentanea.

Ripresa invece nella giornata di sabato, a firma sempre del ministro Spadafora (foto) che in una successiva dichiarazione ha ricostruito così il secondo atto della controversia. «Fatto salvo il diritto di Sky di trasmettere in diretta per i propri abbonati, c'era la possibilità di diffondere in differita le immagini, liberamente, a tutti gli operatori interessati ma senza preclusioni. Ne ho parlato con l'ad Ibarra e col presidente della Lega Dal Pino che hanno aderito a questa ipotesi». Dal fronte Sky è arrivata la contro-replica firmata dal direttore Federico Ferri che ha riferito di aver proposto di trasmettere le partite sui propri canali del digitale terrestre (tv8 e Cielo) segnalando che «le norme e le leggi attuali non sono superabili». Tradotto: Sky era disposta a dirottare sui suoi due canali le partite ma senza concedere il lasciapassare a Rai e Mediaset avendo pagato il pacchetto 700 e passa milioni di euro. Di contro Rai e Mediaset avevano spedito in Lega una diffida ricordando che la pay tv, per la legge Melandri, non può trasmettere in chiaro. Dal Pino ha rilanciato a Roma la palla: «Dichiarazioni reiterate e contrastanti». Conclusione: solo un decreto ad hoc del governo avrebbe potuto dirimere la matassa. E non a caso, in serata, ecco l'uscita di Spadafora, «metterò mano alla Legge Melandri...» e pronta contro replica ancora di Sky: «Le ulteriori dichiarazioni del ministro dello Sport continuano a non corrispondere alla verità dei fatti... Ora afferma che cambierà regole e leggi... Questo è da sempre il vero compito del legislatore. Quindi si assuma le sue responsabilità».

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