Ecco i frontalieri azzurri nell'enclave svizzera dove si pedala in gruppo

Nibali: "Ma serve sempre il buon senso". Nizzolo: "In quattro insieme, ma belli distanti"

Sono i frontalieri del pedale, che sono passati oltre il confine per mille e più ragioni, non ultima per una fiscalità meno tranchant, ma molti di loro l'hanno fatto come scelta di vita, tanto è vero che l'ex campione d'Italia Enrico Gasparotto, 37enne di Sacile, da quest'anno è a tutti gli effetti cittadino svizzero, tanto da sperare di correre Mondiali e Olimpiadi qualora fosse possibile correrli con la maglia dei rossocrociati. Ma lo stesso si può dire di Vincenzo Nibali, che da anni ha scelto Lugano e ci vive con la moglie Rachele e la piccola Emma Vittoria che in Svizzera e nata.

Tanti sono i frontalieri del pedale, dai già citati Gasparotto e Nibali «qui mi trovo benissimo è il posto dove ho deciso di vivere e far crescere la mia bimba», dice orgoglioso più che mai il siciliano, all'ex tricolore Giacomo Nizzolo, così come il vincitore del Fiandre '19 Alberto Bettiol e l'altro toscano Diego Ulissi. Ma la schiera di italiani è nutrita e va da Dario Cataldo a Davide Ballerini, per passare a Fabio Aru, Domenico Pozzovivio e Matteo Pelucchi.

È una bella enclave azzurra in terra elvetica, che scorrazza per le strade svizzere cercando di non fare gruppetti, più per premura loro che per vere restrizioni governative. «Anche qui i corridori professionisti possono allenarsi senza l'autocertificazione spiega Nibali tornato sabato scorso nella casa di Lugano dopo la Parigi-Nizza chiusa al quarto posto -, ma occorre in ogni caso il buon senso. Se si esce, magari anche con uno o due colleghi, è bene stare a debita distanza. È nel nostro interesse».

E lo stesso conferma Giacomo Nizzolo, che è di stanza da qualche anno a Balerna, a due passi da Mendrisio e Como. «Sono uscito anche questa mattina (oggi per chi legge, ndr) con Gasparotto, Ulissi e Pozzovivo. Assieme ma belli distanti: chiaro. Anzi, siamo anche stati raggiunti da un paio di amatori che però abbiamo immediatamente invitato a starsene alla larga. Noi italiani di Svizzera siamo molto consapevoli della gravità della situazione, qui mica tanto. Penso che a giorni arriveranno altre restrizioni, perché la sensazione che respiriamo è quella che gli svizzeri non abbiano appreso benissimo la questione. In ogni caso da domani (oggi per chi legge, dnr) me ne starò in casa cinque giorni: ho comprato la nuova playstation e chi si è visto si è visto».

Alberto Bettiol, toscano di Svizzera, vincitore dell'ultimo Fiandre, conferma la sua preoccupazione. «Qui in Svizzera c'è all'erta ma non è ancora come in Italia. Noi che siamo costantemente collegati con le nostre famiglie cerchiamo in tutti i modi di non farci prendere la mano. Usciamo ad allenarci, ma con tutte le precauzioni del caso. Generalmente esco con Vincenzo (Nibali, ndr), ma stiamo a debita distanza, anche se fino a sabato scorso eravamo tutti stipati in gruppo, alla Parigi-Nizza. Preoccupato? No, ma qualche pensiero come fai a non averlo?».

Intanto ieri è arrivato l'ennesimo rinvio. Dopo Sanremo, Giro e Fiandre, anche per Roubaix, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi se ne parlerà più avanti.

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