Ed è caos antidoping: "Controlli impossibili"

Allarme della Wada: con la pandemia non si possono effettuare i soliti test

Servono consapevolezza e concretezza. Serve una programmazione seria per poter ripartire. In ogni aspetto della vita, sport compreso. Le Olimpiadi di Tokyo, il cui inizio sarebbe previsto per il 24 luglio (la conclusione per il 9 agosto), fanno discutere. Confermarle, vista la pandemia da Coronavirus, appare un azzardo. Non soltanto dal punto di vista sanitario. Di giorno in giorno continuano infatti ad aumentare le perplessità sull'organizzazione e sulla regolarità effettiva dell'evento.

La Wada (l'agenzia mondiale antidoping) si è detta preoccupata: al momento la priorità mondiale riguarda risolvere la pandemia, motivo per il quale gli usuali controlli antidoping sugli atleti non possono essere effettuati: «I test che dovrebbero svelare la presenza negli organismi degli atleti di steroidi, Epo o stimolanti si possono svolgere in maniera molto ridotta, e adattandosi alle circostanze ha spiegato il presidente Witold Baka Il mondo dello sport sta affrontando una situazione senza precedenti e la chiusura delle frontiere, le quarantene e le restrizioni sociali ostacolano il lavoro quotidiano dell'antidoping».

La Wada continuerà a collaborare con le organizzazioni antidoping, tanto che è stata stilata una guida specifica per la situazione: vengono coperti una serie di settori che potrebbero essere interessati da coronavirus come i luoghi di provenienza e il trasporto dei campioni da analizzare nei laboratori. Tutto questo però, oltre ad aumentare le problematiche della Wada, ne limita il lavoro.

In Germania intanto Paul Breitner, bandiera del Bayern Monaco che vinse i mondiali di calcio nel 1974, è convinto che le Olimpiadi vadano obbligatoriamente posticipate. «Se vedo questi irresponsabili nevrotici del comitato olimpico mi viene da vomitare ha detto a Tz Vogliono il trionfo del doping in estate. Sono ciechi? Non sanno cosa sta accadendo? In un periodo nel quale tutte le attenzioni mediche sono rivolte alla lotta contro il coronavirus, cosa pensano che succederebbe a Tokyo? Sarebbe il trionfo del doping. Come posso credere in questa manifestazione, solo perché i giapponesi non comunicano i loro numeri, o cercano di accecarci per avere un motivo per confermare le Olimpiadi. Chi, al momento, ha bisogno che si disputino i Giochi? Nessuno!».

Ai problemi logistici si aggiungono anche quelli sociali: più di 55mila persone hanno infatti accolto la fiamma olimpica nella città nord-orientale di Sendai, questo nonostante le preoccupazioni sempre maggiori relative alla diffusione del coronavirus. Il governo giapponese aveva chiesto di evitare grandi raduni, ma la popolazione non ha ascoltato gli appelli. Affinché si svolgano le Olimpiadi (che siano a luglio o in un secondo momento) però servono consapevolezza e concretezza. Oltre al buon senso.

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