Prima era il governo a non voler giocare, adesso sono le squadre

Milan e Inter contro la Coppa Italia il 13 giugno Mattarella: "Bello il via col trofeo. Sarò allo stadio"

Prima era il governo a non voler giocare, adesso sono le squadre

Si sono rovesciate le posizioni. Adesso è la politica che sta spingendo il calcio a ripartire mentre sono alcune società che invece strillano e protestano per la precedenza data alla coppa Italia. Marotta e Scaroni, componenti del consiglio direttivo della Lega di serie A, hanno votato contro il calendario approvato da Spadafora che pure ieri ha confessato al Tg5 di «aver pensato di non farcela a far ripartire il calcio e ancora oggi incrocio le dita». A esprimere il gradimento per la formula adottata, è stato il capo dello Stato Sergio Mattarella, informato telefonicamente giovedì sera dal premier Conte dell'appuntamento con la finale del torneo all'Olimpico di Roma. «Così partiamo assegnando la prima coppa, vengo allo stadio» l'entusiasmo che avrebbe manifestato. Marotta e Scaroni invece non ne hanno voluto sapere. Secondo una ricostruzione attendibile, il dirigente interista si è mostrato più polemico del presidente milanista che si era già espresso con una nota la sera precedente. «Noi partiamo dieci giorni prima degli altri, è uno svantaggio. Se giochi la finale al massimo ti rompi tutto» la tesi di Marotta, seguita dalla minaccia, fatta circolare sui media («allora faccio giocare la Primavera»), ripetuta pubblicamente. L'opposizione interista pare sia legata ai malumori di Conte, l'allenatore, preoccupato per le condizioni fisiche di alcuni dei suoi, tra cui Lukaku, tornato dal lockdown con qualche chilo di troppo. Andrea Agnelli, presidente della Juve, invece, pur non favorevole allo schema, ha rispettato la ragion di stato: «È tanta roba partire con queste sfide ravvicinate, ma se è così mi adeguo». Dal Pino, il presidente della Lega, ha tirato dritto come promesso il giorno prima ma ha mostrato attenzione verso le richieste milanesi impegnandosi in un negoziato con il governo per anticipare di 24 ore la coppa Italia.

Tumultuoso è stato il consiglio, senza particolari sussulti invece l'assemblea, informata dal presidente della richiesta, pervenuta dalla procura di Milano (il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli), di procedere all'apertura dell'urna con le schede depositate presso il notaio Giuseppe Calafiori all'epoca dell'elezione di Gaetano Miccichè (marzo 2018) che si è poi dimesso dopo l'intervista di Preziosi, presidente del Genoa, e il fascicolo aperto dall'ufficio indagine della Federcalcio finita con l'archiviazione con riserva. Ribadito il no della maggioranza dei presidenti alla formula dei play-off e dei play-out, l'unico argomento rimasto ai margini è stato quello dei diritti tv. «Col campionato che riparte, Sky non ha più motivo per chiedere uno sconto» è stato il commento generale.

In tutta Europa è suonata, per il calcio, l'adunata. La Liga spagnola, altro riferimento top di campionato, ha fissato nell'11 giugno la prima data utile e nel 12 settembre l'inizio della futura stagione, così aggirando la scadenza contrattuale del 30 giugno. L'ultimo contributo alla ripresa è arrivato da Nyon, sede dell'Uefa che sta preparando lo spostamento della finale di Champions league, per motivi economici, da Instabul a Lisbona oppure in una delle sedi prestigiose tedesche.

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