Europei, tocca a Draghi. La scienza apre ai tifosi e all'Italia da vaccinare

Vaia (Spallanzani): "App e distanziamento, pubblico ok. Siero ai giocatori non è scandalo"

Europei, tocca a Draghi. La scienza apre ai tifosi e all'Italia da vaccinare

La deadline si avvicina, lunedì 19 l'Uefa comunicherà se Roma sarà una delle sedi del prossimo Europeo di calcio. Ma a Nyon la decisione finale sarà presa già nel weekend, ciò vuol dire che una risposta del Governo italiano sull'apertura fra due mesi dello stadio Olimpico almeno al 25 per cento della capienza - circa 16-17mila spettatori, il dato minimo richiesto - dovrà arrivare nel giro di 72 ore.

Venerdì scorso il n.1 della Figc Gravina (che oggi terrà un consiglio federale) ha inviato una lettera al premier Draghi in cui gli chiedeva un impegno particolare per far sì che l'Uefa possa confermare l'assegnazione dell'evento inaugurale dell'11 giugno e di altre tre gare dell'Europeo a Roma. Dalla Federcalcio, che ha dovuto fare i conti con un focolaio di Covid legato all'ultima trasferta della Nazionale, sono stati forniti al Governo tutti i chiarimenti e le garanzie. «Abbiamo ottenuto gli Europei grazie alla nostra attività diplomatica, sarebbe un vero guaio perderli», così l'ex presidente Figc Tavecchio.

E se il sottosegretario allo sport Vezzali ha garantito il suo impegno per salvare l'evento che «può segnare il rilancio del paese», è invece iniziato il rimpallo di responsabilità tra il ministro della Salute Speranza («attendiamo il parere del Cts per decidere») e il professor Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico («la scelta finale spetta alla poltica perché il Cts non sarà in grado di dare un risposta definitiva prima di maggio»). «Sono convinto che la Uefa ci verrà incontro, non può ignorare l'Italia», il parere dell'ex numero 1 di Lega e Figc Matarrese.

Di proroghe però ovviamente l'Uefa non vuol sentire nemmeno parlare, non si può aspettare oltre specie se andranno rifatti i calendari. Ecco che ora servono le parole chiare del Premier Draghi. Che devono, in primis, riempire la casella del numero di spettatori. La questione è politica, non c'è dubbio: una parte della maggioranza guarda con diffidenza a quell'ok all'Europeo che porterebbe alla rivolta ogni altra categoria in sofferenza (dai locali alle palestre). È chiaro che il tentennamento del Governo italiano e i messaggi ambigui del Cts spingano gli altri Paesi a cercare di prendersi la nostra «vetrina», vedi la Turchia che ospiterà la finale di Champions a Istanbul meno di due settimane prima del via agli Europei, il 29 maggio, con i tifosi sugli spalti. «L'ok al pubblico è possibile, con il distanziamento e con formule innovative come una app tramite la quale possiamo sapere se la persona che entra è stata vaccinata o sottoposta a tampone negativo - così il direttore sanitario dell'ospedale Spallanzani di Roma Francesco Vaia, intervenuto ieri su Rai GR Parlamento a «La Politica nel Pallone», il programma condotto da Emilio Mancuso -. Secondo me non sarebbe uno scandalo vaccinare i calciatori...». Idea alla quale già pensano a Nyon.

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