È una F1 "made in Italy". Brivio capo Renault. Lo manda... Valentino

Dopo Domenicali boss del Circus, ecco il manager dei titoli di Rossi e iridato 2020 con Mir e Suzuki

L'Italia si prende un altro pezzo di Formula 1. Dopo l'arrivo di Stefano Domenicali al vertice di Liberty Media, c'è un altro ex ragazzo nato in Brianza sulla rampa di lancio: Davide Brivio, team manager che ha appena portato la Suzuki al mondiale di MotoGp, sta per diventare il numero uno della Renault, il direttore generale della squadra che quest'anno cambierà nome in Alpine per rilanciare un marchio glorioso che da sempre profuma di corse. Brivio, un ragazzo del 1963, prenderà il posto di Ciryl Abiteboul, mentre il team principal sarà molto probabilmente Marcin Budkowski. Davide Brivio passa da Valentino ad Alonso. In fin dei conti farà lo stesso percorso di Linda Morselli, la bellissima fidanzata di Fernando che prima stava con Vale. Non è proprio la stessa cosa, ma il gioco era irresistibile

Nella scelta di Brivio per una posizione così importante c'è tutto Luca De Meo, il nuovo ceo di Renault, un uomo abituato a rovesciare i paradigmi, a fare scelte il più lontano possibile dalla banalità. De Meo, prima di confermare la presenza Renault in Formula 1, ha parlato con un sacco di gente, compreso il suo vecchio presidente in Fiat, Luca di Montezemolo. Ha capito che la Formula 1 avrebbe potuto dare molto all'azienda che sta traghettando in una nuova era. Ha cominciato con l'assicurarsi Alonso, un pilota che ancora oggi che ha quasi 40 anni, può regalare qualcosa in più (fin che le cose funzioneranno). Poi ha deciso di cambiare la carta d'identità del team lanciando il nome Alpine che ha scritto pagine importanti nella storia dei rally. Quindi ha stupito tutti chiamando a dirigerlo un uomo come Davide Brivio che aveva conosciuto quando, come responsabile del brand Fiat (è l'uomo che organizzò il lancio della 500), seguì la sponsorizzazione Yamaha che portò sulla moto e sulla tuta di Vale il logo della casa torinese. Brivio in Formula 1 è un debuttante, ma ha una storia di successo nella gestione e nell'organizzazione di squadre sportive. Ha cominciato con la Yamaha, ha proseguito con Vale e la VR46, ha disegnato il successo Suzuki. Ha vinto cinque mondiali, quattro con Vale e l'ultimo con Mir. Questa volta non avrà a che fare con i giapponesi, ma con francesi e inglesi. Non è detto che sia più facile, anzi. Ma Brivio è uno che non si spaventa. Lavorare con i giapponesi lo ha reso più metodico. Lavorare con Valentino gli ha permesso di avere la mentalità vincente. «Un campione, sportivamente parlando, è spietato: se può, quando scende in pista, o in campo, non lascia nemmeno le briciole, vuole vincere. Sempre racconta - Prima di Valentino, un podio si festeggiava. Con lui, invece, eravamo depressi per un secondo posto. È cambiata la prospettiva. Valentino mi ha insegnato che sono importanti i dettagli, cosi come la motivazione. Vale quando scende dalla moto è estroverso, giocoso. Ma quando si tratta di lavorare diventa ordinato, preciso. Alla fine è il suo segreto: prendere le cose con divertimento». Provate a sostituire il nome Valentino con Fernando. Il risultato non cambia anche se non siete Linda.

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