Federer, lezione a Nadal pensando al patto d'amore

Roger vince in quattro set, in finale c'è Djokovic. E ci sarebbe un accordo con la moglie: conquistare un altro Slam e poi il ritiro

Marco Lombardo

nostro inviato a Wimbledon

È come una storia d'amore, la si sente nell'aria, la si vive ogni volta. È una storia d'amore per il tennis, perché Federer-Nadal non è mai solo una partita, è un'opera d'arte. Un'opera a puntate. Ed è una storia d'amore, quella di Roger con l'erba di Wimbledon, che continua. Perché è qui che si sublima il suo rapporto con la passione che ancora oggi lo porta a mettersi in gioco. Lo porta ancora una volta in finale, contro Djokovic: questa volta Nadal è battuto in 4 set (7-6, 1-6, 6-4, 6-4), il miracolo può continuare.

Gira voce che a casa Federer si sia fatto un patto, d'amore naturalmente: Roger cercherà l'ultimo Slam, e quando sarà Mirka poi lo aspetterà a casa. Definitivamente. Forse è solo una leggenda, un chiacchiericcio da spogliatoio: c'è pure un contratto da onorare e lo sponsor giapponese non vuole perdersi il re alle olimpiadi di Tokio 2020. Eppure, se fosse così, ci sarebbe qualcosa di romantico nell'uomo che ha cambiato il tennis pronto a cambiare la propria vita per lei e per la loro coppia di gemelli. Non è ancora il momento però, perché è stato invece il momento di vedere ancora una volta il tennis come mai si può vedere altrimenti: quello di una rivalità che travalica il semplice sport, per diventare perfezione. Qualcuno deve vincere, e ha vinto Federer. L'erba, appunto, tifa per lui. E qualcuno doveva perdere. Ma non ha certo perso, Nadal.

E allora: un'ora di primo set in cui la tensione si taglia a fette e la distanza tra le due forze che si oppongono è ridotta a millimetri. È musica. È incanto. Vince Roger perché trova 5 punti di seguito nel tie break, ma si sa che tra loro non è mai finita: è solo come scardinare una scatola di cui non sai ancora il contenuto. E come capita spesso è Nadal a trovare la chiave giusta per rifarsi, per lottare, per non mollare mai. Ma il suono della racchetta non mente, così quando dopo 3 ore di gioco Roger Federer chiude l'ultimo meraviglioso game - così teso che fa sfuggire il decolléte a Mirka - il campo centrale è in piedi con i brividi addosso, perché chissà quanto potrà durare ancora questo fantastica e tennistica storia d'amore. «Sono esausto - dirà Roger alla fine -: giocare con lui è speciale. Ha servito bene, ha vinto il secondo set d'imperio, ha salvato match point. Non è stato facile fino alla fine e non sarà facile con Novak, che non è il numero 1 per caso».

Djokovic che ha sconfitto Bautista Agut (6-4, 4-6, 6-3, 6-2) e che ha cercato più volte l'amore del pubblico sbracciandosi. È questo in fondo che gli manca, perché lui è uno dei 3 grandi ma alla fine la gente spesso è per gli altri due. Novak che deve sempre lottare contro tutti, mentre Roger avrà il centrale tutto per sè e che sogna il suo nono titolo a Wimbledon a 37 anni. E alla trentunesima finale Slam. L'ennesimo miracolo, un'altra scintilla da accendere. Che tutti sperano non sia ancora l'ultima.