A Vinitaly non si va più soltanto per parlare di vino. O meglio: il vino resta il centro della scena, ma attorno al calice si muove ormai un intero sistema fatto di territori, cucina, ospitalità, turismo e narrazione. È con questa visione, ampia e piuttosto concreta, che la Lombardia si prepara a tornare protagonista all’edizione 2026 del Salone internazionale del vino e dei distillati, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile.
Il Padiglione Lombardia, allestito al primo piano del Palaexpo, sarà la vetrina di un modello che prova a raccontare non solo il prodotto, ma l’ecosistema che gli ruota intorno. Una strategia che arriva in un momento favorevole per la regione, sospinta anche dall’onda lunga delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che hanno ulteriormente acceso i riflettori internazionali sulla Lombardia e sui suoi territori.
Il vino, in questo quadro, si conferma uno degli ambasciatori più efficaci. Non soltanto per il peso economico del comparto, ma per la sua capacità di mettere in connessione qualità produttiva, paesaggio, cultura materiale e attrattività turistica. Un ruolo che trova ulteriore forza nel riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, elemento che consolida il valore identitario dell’intera filiera enogastronomica.
I numeri, del resto, aiutano a sostenere il racconto. Il 2025 si è chiuso con un export record di 331,5 milioni di euro, in crescita del 7,1% rispetto all’anno precedente. Un risultato che assume un peso ancora maggiore se letto nel confronto con il dato nazionale, in flessione del 3,7%, e con il rallentamento registrato dalle principali regioni esportatrici. In altre parole, mentre altrove il settore rallenta, la Lombardia accelera.
Anche sul fronte produttivo il quadro è in netta crescita. La vendemmia 2025 ha portato in dote oltre 143 milioni di bottiglie potenziali, con un incremento del 16,3% sul 2024. Ma il dato forse più significativo riguarda la qualità: oltre il 90,5% della produzione rientra nelle denominazioni, una quota ben superiore alla media nazionale, ferma al 74%. Qui la parola “eccellenza”, spesso abusata nei comunicati, trova almeno un riscontro numerico.
Il comparto non si limita a produrre e vendere. Sempre più spesso genera esperienza. È qui che entra in gioco l’enoturismo, uno dei motori più dinamici della crescita recente. Nel triennio 2022-2024 il numero dei visitatori è aumentato in media del 16% l’anno, collocando la Lombardia tra le aree più vivaci del panorama italiano. Un dato che racconta come il vino sia diventato anche un pretesto, anzi un ottimo pretesto, per attraversare i territori.
Dalle colline della Franciacorta alle vigne terrazzate della Valtellina, passando per l’Oltrepò Pavese e il Lugana, il calice si trasforma in itinerario. E in effetti è proprio questa la scommessa: fare del vino una porta d’ingresso verso il territorio, capace di portare persone, investimenti e permanenza.
A sostegno di questa crescita ci sono anche gli investimenti. La misura OCM, nella campagna 2025-2026, ha messo in campo 3,7 milioni di euro, attivando oltre 9,3 milioni di investimenti complessivi. Una cifra che testimonia la volontà di rafforzare innovazione e competitività in un settore che non può più permettersi di vivere di sola reputazione.
Il sistema produttivo, inoltre, mostra una solidità non trascurabile: quasi 3 mila imprese vitivinicole e circa 6.500 addetti stabili, a cui si aggiunge il contributo di migliaia di lavoratori stagionali. In dieci anni l’occupazione è cresciuta dell’8,2%, segnale che il comparto continua a rappresentare una leva economica concreta.
A Verona, tutto questo troverà forma in oltre 3 mila metri quadrati di spazi espositivi, con più di 150 realtà presenti e oltre mille etichette in degustazione. Numeri importanti, che restituiscono la varietà di un patrimonio produttivo spesso meno raccontato rispetto ad altre regioni ma oggi sempre più competitivo.
Tra gli appuntamenti più attesi, lunedì 13 aprile, il momento dedicato alle eccellenze lombarde con la partecipazione di nomi simbolici come Iginio Massari, Bruna Gritti e Maurizio Zanella. Una scelta che sposta ulteriormente il focus dal semplice vino all’intero racconto gastronomico e culturale della regione.
In fondo, la partita che la Lombardia gioca a Vinitaly è proprio questa: dimostrare che
oggi una bottiglia non racconta solo ciò che contiene, ma il luogo da cui proviene, la tavola a cui si accompagna e il viaggio che può suggerire. Il vino resta il protagonista, certo, ma il copione ormai è molto più ampio.