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Quattro Gatti, il gin della Biennale d’Arte

Il brand umbro sarà presente a Venezia da maggio a settembre e festeggerà con il cocktail signature The Reflection, presentato a Roma il 31 marzo scorso e creato appositamente per accompagnare la kermesse lagunare. La dimostrazione della crescente centralità della mixology nei linguaggi dell’arte, dell’ospitalità e del lifestyle contemporaneo

Quattro Gatti, il gin della Biennale d’Arte
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Quattro Gatti entra nel perimetro della grande scena culturale internazionale e lo fa da protagonista: il brand umbro sarà infatti il gin ufficiale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, in programma da maggio a novembre 2026. Un incarico che va oltre la semplice sponsorizzazione e che segna, ancora una volta, la crescente centralità della mixology nei linguaggi dell’arte, dell’ospitalità e del lifestyle contemporaneo.

Per l’occasione nasce The Reflection, il cocktail signature creato appositamente per accompagnare la manifestazione veneziana. Presentato in anteprima il 31 marzo al The St. Regis Rome, il drink sarà presente per tutta la durata della Biennale nei bar e nei ristoranti dei Giardini e dell’Arsenale, oltre che durante gli eventi ufficiali dei giorni di preview. Un progetto pensato come estensione sensoriale della città e della sua identità mutevole.

L’idea alla base del cocktail guarda direttamente a Venezia, ai suoi riflessi e alla luce che cambia sull’acqua, ma anche alla capacità della città di mostrarsi sempre diversa a seconda dello sguardo di chi la attraversa. Non a caso The Reflection è stato concepito come un’esperienza evolutiva, che si apre progressivamente sorso dopo sorso.

La firma è quella di Mattia Cilia, brand ambassador di Quattro Gatti, che ha sviluppato la ricetta insieme al bar team del The St. Regis Venice. Determinante la collaborazione con Ludwig Negri e Facundo Gallegos, alla guida dell’Arts Bar dell’hotel, professionisti con esperienze maturate in alcuni dei più autorevoli cocktail bar europei, incluso il Connaught Bar.

Il punto di partenza è stato l’Olive Grove Gin della maison, scelto per la sua impronta sapida e mediterranea. Da qui prende forma una costruzione aromatica che alterna agrumi, ibisco e pompelmo, innestandosi sulla profondità del distillato. Il risultato è un cocktail che si apre con note luminose e precise per poi virare verso una trama più morbida, complessa e marcatamente salina, quasi a evocare l’acqua lagunare e il respiro della città.

Il lancio romano rappresenta la seconda tappa del percorso “Road to La Biennale Arte”, dopo il debutto milanese al The Wilde Club dello scorso 18 marzo. Seguiranno gli appuntamenti del 29 aprile al The St. Regis New York e soprattutto quello del 6 maggio al The St. Regis Venice, in coincidenza con i giorni di preview della manifestazione.

Più che un’operazione di visibilità, la partnership sembra voler consolidare il posizionamento di Quattro Gatti come marchio in dialogo con il mondo della cultura. Nato tra le colline umbre e fondato dalla famiglia Mordant — Simon, Catriona, Angus e Brielle — il brand si inserisce in una storia di lungo corso fatta di mecenatismo, collezionismo e sostegno alle arti.

Il legame con Venezia, del resto, non nasce oggi. Da oltre vent’anni la famiglia Mordant intrattiene un rapporto stretto con la città e con la Biennale. Simon Mordant è stato commissario del Padiglione Australia nelle edizioni 2013 e 2015 e ha promosso la ricostruzione del padiglione australiano, il primo edificio del XXI secolo realizzato a Venezia. Un percorso che gli è valso anche il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia.

«Essere nominati gin ufficiale della Biennale Arte 2026 è un onore che riflette profondamente chi siamo», ha dichiarato Simon Mordant. Una frase che, al di là della retorica inevitabile, chiarisce la direzione del progetto: trasformare un distillato in racconto, e il racconto in presenza culturale.

In fondo, il passaggio è questo: non più soltanto una

bottiglia da scaffale o da bancone, ma un prodotto che ambisce a farsi simbolo di uno stile di vita e di un immaginario. E Venezia, città che da sempre vive di immagini e riflessi, non poteva esserne che il palcoscenico.

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