Fenomeno Portogallo: così i "senza Ronaldo" hanno stregato l'Europa

Dal "francese" Guerreiro a Eder, l'uomo del destino: tutti i segreti di una vittoria speciale

Dal nostro inviato a Parigi

Il sogno si è avverato con dodici anni di ritardo. E' toccato ai cuginetti di Figo e Rui Costa, presenti in tribuna a Parigi, cancellare la pagina più nera del calcio portoghese. Fortuna, casualità, ma anche una difesa solida e una resistenza fisica incredibile. Queste le armi della truppa di Santos campione d'Europa - che dopo un avvio stentato ha fatto fuori la temibile Croazia e il sorprendente Galles - oltre al totem Cristiano Ronaldo. L'unico tramite tra la delusione del Da Luz di Lisbona del 2004 e il trionfo a St. Denis. Allora era un giovincello, ora sta per prendersi il quarto Pallone d'Oro con la doppietta Champions-Europeo in un mese e mezzo. Senza però essere stato protagonista nè a Milano (solo il rigore nella lotteria finale) nè a Parigi per il colpo proibito di Payet (un mese di stop per la lesione al collaterale interno del ginocchio, salterà Real-Siviglia di Supercoppa il 9 agosto).

Ecco che il primo trionfo del Portogallo, dopo anni di piazzamenti importanti all'Europeo (quattro semifinali), porta la firma dei compagni di avventura di Cr7. Un mix di veterani (da Joao Moutinho a Ricardo Carvalho passando per il Quaresma decisivo contro la Croazia, Fonte e Bruno Alves) e giovani, molti dei quali cresciuti all'Alvalade, la "cantera" dello Sporting Lisbona. E con quattro Under 21 vicecampioni d'Europa di categoria appena un anno fa, tra cui Joao Mario e William Carvalho.

"Poco importa se giochiamo bene o male, vinciamo la Coppa per il nostro Portogallo", il coro da stadio dei lusitani che hanno improvvisato un trenino nella zona mista dello Stade de France. E scorrendo i "vagoni", si intrecciano storie particolari. Come quella di Raphael Guerreiro, anche lui della truppa dei giovani terribili di Rui Jorge, ct dell'Under lusitana. Genitori francesi, nato e vissuto anche calcisticamente a Parigi, ha vissuto la finale con il cuore diviso come i compagni di squadra Adrien Silva e Anthony Lopes. Si racconta che il miglior terzino sinistro dell'Europeo, che contro la Francia ha colpito una traversa, quando fu chiamato nel 2012 dal ct portoghese per la prima convocazione ebbe problemi a rispondere al telefonino perchè non conosceva la lingua.

Chi inizia a conoscere il francese è invece l'eroe della serata, quell'Eder guineano naturalizzato da poco, sbarcato dalla Premier (lo Swansea di Guidolin) alla Ligue 1 (il Lilla dove è rinato grazie alla sua mental coach Susana Torres). "Ronaldo me l'aveva detto: entri e fai gol", così l'asso nella manica di Santos, in campo appena 54 minuti nell'Europeo, sufficienti però a lasciare il suo sigillo. Come un anno fa a Ginevra: il suo primo gol in nazionale coincise con il primo ko dell'Italia di Conte. Particolare il gesto a St. Denis: un guanto bianco indossato in risposta a chi lo aveva criticato e fischiato nell'amichevole di Leiria con il Belgio.

E poi il più giovane e il più vecchio in campo domenica. Il craque classe 1997 Renato Sanches, passato dalla squadra B del Benfica - che da piccolino lo acquistò dall'Aguias con 25 palloni - al Bayern di Ancelotti. Club che ha già sborsato 35 milioni di euro e ne spenderà altri 45 di bonus a obiettivi raggiunti. Lo storico allenatore dei francesi Roux aveva messo in dubbio la sua età ("posso dimostrare che ha 24 anni"), ma le foto del certificato di nascita hanno chiarito il giallo. Giallo come il colore dei cartellini sventolati spesso in faccia a Pepe, uno dei difensori più fallosi e antisportivi del mondo (celebre al Mondiale 2014 la testata rifilata al tedesco Muller). Anche per lui doppietta Champions-Europeo e trofeo di miglior giocatore della finale. Infine il leader silenzioso dei pali, il Rui Patricio eletto miglior portiere del torneo, troppo spesso relegato in fondo alle attenzioni della critica. Ha stregato il polacco Baszczykowski dal dischetto, ha abbassato la saracinesca contro i francesi. Ed è stato fra i primi ad abbracciare Ronaldo da campione d'Europa. La forza del gruppo.

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Commenti

caramella22

Mar, 12/07/2016 - 10:35

Francamente non capisco. Non sono un'esperta, ma seguo il calcio da quando avevo 14 anni e mio padre mi insegnava a capirne le regole e apprezzarne il lato spettacolare. Appunto: il calcio deve essere uno spettacolo, il più bello possibile, come tutti gli spettacoli, vincere è secondario. Infatti questi europei mi hanno profondamente delusa. Non ho visto bel calcio, tranne qualche guizzo qua e là, quasi per sbaglio. Il Portogallo che vince giocando male non mi ha stregato per niente, anzi. Non che la Francia (per cui tifavo) abbia giocato meglio, per carità. E allora dov'è il senso? Mi ricorda un corso che ho dovuto fare anni fa quando l'azienda per cui lavoravo era diventata USA: il tutor ci tuonava con il dito puntato: ricordatevi che conta solo il primo, dal secondo in avanti siete tutti ultimi. Come il coro dei tifosi lusitani, che mi riempie di una tristezza infinita. Se qualcuno sa dare un senso a tutto questo sia il benvenuto.

Ritratto di Ulrico

Ulrico

Mar, 12/07/2016 - 10:43

In questa sorta di lotta "greco-romana" a squadre, che è diventato il calcio, in cui i veri "talenti" ogni volta che la palla gli si avvicina a meno di 3 metri, rischiano gambe e connotati, la vittoria è andata al Portogallo. Però, il funerale bisognerebbe farlo al bel gioco e a quei momenti d'esaltazione che sapevano regalavano i veri campioni. Purtroppo, oggi le regole contemplano la liceità di una esasperata fisicità, al limite di una vera caccia all'uomo (quando serve), quindi chi vuol vedere il bel gioco, meglio che rovisti nelle cineteche dello sorso secolo.