Alla fine Dzeko usa la testa e l'Inter ritrova l'allungo

Il Venezia va in vantaggio e fa soffrire i nerazzurri. Il bosniaco spreca tanto ma allo scadere non sbaglia. Inzaghi si lamenta del campo: "San Siro ingiocabile"

Alla fine Dzeko usa la testa e l'Inter ritrova l'allungo

Milano - Risolve Dzeko, che non segnava in campionato dal 4 dicembre e fino al 90' aveva sbagliato l'impossibile. Venezia battuto al fotofinish, incubo scacciato insieme con i fantasmi del secondo pareggio consecutivo, classifica in salvo per una serata da spettatori interessati davanti alla tv, ma le difficoltà del momento nerazzurro restano evidenti. Dopo Juventus (Supercoppa) e Empoli (Coppa Italia) anche il Venezia passa in vantaggio a San Siro, costringendo l'Inter a rincorrere, tra tanta fatica e confusione.

Come già l'Atalanta una settimana fa, anche il Venezia è falcidiato dalle assenze: Covid e infortuni (senza distinzione, perché i veneti non comunicano i positivi) tolgono almeno 8 giocatori a Zanetti, lui stesso costretto allo stop dal virus. La differenza tra le due squadre è ovvia ma per tutto il primo tempo e ampi sprazzi del secondo non si vede. Ritmi troppo bassi e la colpa è dell'Inter che non riesce ad alzarli. C'entrano sicuramente la differenza in classifica e l'anomala vigilia del si-gioca-non-si-gioca, che hanno abbassato la concentrazione. Inzaghi, furioso per lo stato del terreno («Così è ingiocabile») però sembra non accorgersene o per lo meno sceglie di non curarsene. Nell'intervallo lascia negli spogliatoi il neo papà Bastoni (ammonito), per Dimarco, quando forse avrebbe potuto anticipare qualche altro cambio, per soffrire di meno. L'artiglieria pesante (Sanchez, Vidal, Dumfries, poi anche Vecino) entra solo nel finale e contribuisce a vincere la sfida.

Oltretutto, l'atmosfera per quanto conosciuta, è strana, cloroformizzata. Sembra il calcio post lockdown delle scorse stagioni, quello senza pubblico. Cinquemila persone spariscono nell'immensità di San Siro, anche perché l'Inter ha scelto di non mettere i biglietti in vendita, riservandoli a sponsor e invitati, certo non i tifosi più caldi, quelli in grado di spingere la squadra nei momenti di difficoltà (ce n'era una piccola parte fuori dallo stadio, quando è arrivato il pullman). A Bergamo, l'Inter aveva giocato veramente in trasferta, insultata dal primo all'ultimo minuto; stavolta di fatto ha giocato in campo neutro. Due volte è intervenuto lo speaker dello stadio per lanciare due cori non consentiti dal regolamento.
Va in vantaggio il Venezia con Henry, di testa, sfruttando un colossale errore di Skriniar e l'intervento non perfetto di Handanovic. Pareggia a fine primo tempo Barella, tap-in dopo che Lezzerini aveva respinto con affanno la conclusione ravvicinata di Perisic, su centro dalla parte opposta di Darmian. Grandi proteste e 2 gialli al Venezia, ma il Var nega che l'azione fosse irregolare. Nella ripresa, Dzeko ha due occasioni clamorose in 6 minuti, ma le fallisce entrambe. Eppure Inzaghi lo lascia in campo, preferendo togliere Martinez quando finalmente arriva il momento di Sanchez. Una scelta che lo premia, perché all'ultimo istante, come già Ranocchia in Coppa Italia, il bosniaco prende l'ascensore per volare sulla testa di Caldara e spingere in porta il traversone di Dumfries. Vince l'Inter, gli applausi non fanno classifica per il Venezia.

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