Franz, dallo slalom olimpico al calcio

Burgmeier s'infortunò alla vigilia di Salt Lake. Ricominciò da calciatore

Luigi Guelpa

Quando Franz Burgmeier fece il suo esordio con la nazionale del Liechtenstein, Donnarumma aveva da poco abbandonato il seggiolone e Verratti, che dovrebbe sfidarlo nelle terre di mezzo dello stadio di Vaduz, frequentava la terza elementare. Il sogno di Burgmeier si materializzò il 5 settembre del 2001 nella sfida con la Spagna, valida per i mondiali nippo-coreani. Segnarono Raul e Miguel Angel Nadal, lo zio del celebre tennista. Eppure il maratoneta del centrocampo del Liechtenstein un anno prima del suo debutto internazionale era stato inserito in un'altra lista, quella dei papabili sciatori che avrebbero partecipato alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City. «Durante uno dei tanti raduni collegiali mi sono rotto i legamenti del ginocchio destro - racconta - e ho perso il posto nella nazionale. Non avevo più la rapidità per fare grandi cose tra i paletti, così ho scelto il calcio, che già praticavo». Non immaginando che il pallone gli avrebbe regalato una seconda opportunità internazionale e la possibilità di cantare sulle note di Oben am jungen Rhein senza dover salire sul podio. Eppure, almeno secondo quanto affermato da Paul Frommelt, bronzo a Calgary '88 nello slalom speciale vinto da Tomba, e all'epoca allenatore della nazionale di sci alpino del Liechtenstein, «Franz sarebbe diventato un campione. Era una forza della natura - rivela - se devo giocare con gli accostamenti dico Marc Girardelli». Il fuoriclasse austriaco, che optò per la bandiera del minuscolo Lussemburgo, forse non ha mai sentito parlare di Burgmeier, l'importante è che su di lui abbia tutte le informazioni del caso Giampiero Ventura. Il Liechtenstein non è la Spagna o l'Albania, ma al Rheinpark Stadion i rossoblù sanno come vendere cara la pelle e l'Italia non vuole cadere nella trappola di una figuraccia epocale. Meglio quindi non sottovalutare una squadra che deve fare della forza fisica il suo punto di forza. Il ct (austriaco) Rene Pauritsch, in carica da tre anni, ha costruito la squadra attorno a "mister 103" presenze. Meglio di lui, in attività, solo il portiere e capitano Peter Jehle (123), che sabato però potrebbe essere sostituito da Benjamin Büchel, zelante elettricista prestato alla sfera di cuoio.

Del resto nel Liechtenstein, paese di appena 38mila abitanti, non possono esserci artisti della palla chiamati a perpetrare la speranza laica della micro-nazione. Ci sono più istituti di credito che calciatori, e i migliori optano per le divisioni minori del campionato svizzero, dove le squadre del Liechtenstein trovano ospitalità per accordi con l'Uefa. È il caso del Vaduz Fussball Club, formazione della capitale che il 34enne Burgmeier ha scelto per attraversare il viale del tramonto agonistico. «Comunque qualche soddisfazione me la sono tolta», ci tiene a sottolineare, ricordando che nella sua carriera (non sciistica) «ho giocato in Inghilterra». Ma solo nella quarta divisione.

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