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Franzoni d'argento, Paris di bronzo. Gli uomini jet azzurri fanno la storia

In discesa Giovanni e Dominik battuti solo da von Allmen. Il giovane e il veterano sulle orme dei grandi. E con la Lollo è leggenda: mai tre medaglie nel giorno inaugurale

Franzoni d'argento, Paris di bronzo. Gli uomini jet azzurri fanno la storia
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Gli italiani hanno questo talento strano: non riescono mai a essere davvero moderni fino in fondo. Anche quando hanno il 5G, anche quando hanno il telefonino in mano come un rosario laico, continuano a fare la stessa cosa di sempre: aspettare, per poi sorprendere e sorprendersi. Nei bar lungo la statale 38 che sale fino al valico, Santa Lucia, Grosio, Mazzo di Valtellina e oltre Teglio, si aspetta lo Stelvio come si aspetta una sentenza. C'è chi guarda la televisione, ancora lì in alto, come una reliquia, e chi invece segue tutto sullo schermo piccolo, verticale, come se la neve fosse una storia da scrollare.

Questa Olimpiade diffusa si presenta con il botto: la discesa libera maschile sul Salto di San Pietro è come i 100 metri piani a Los Angeles. Fuori le Alpi Retiche stanno lì, immobili e indifferenti, come fanno le montagne quando gli uomini si agitano.

Dentro, invece, qui intorno alla discesa, c'è il rumore del mondo, perché lo sci è questo: una disciplina nervosa, quasi crudele, dove per due minuti si decide tutto e dove una pista può diventare leggenda. La Stelvio, infatti, non è solo una pista: è un personaggio. È un mito duro, ghiacciato, una linea tracciata sul fianco della montagna come una cicatrice.

A Bormio lo sci alpino si riconosce nel primo oro, nel primo respiro trattenuto. E quando è partito Franjo von Allmen, svizzero, 24 anni, faccia da ragazzo e gambe da macchina, sembrava che la pista lo conoscesse. Una discesa senza errori, senza esitazioni, come se avesse trovato il punto segreto tra coraggio e destino. "Impeccabile", come ha detto alla fine lui stesso. Oro in 1:51.61. La run della vita, dicono. E infatti certe cose accadono una volta sola, e restano. Solo che Franjo è uno che si ripete. Nessuno aveva mai vinto in discesa libera il titolo mondiale e quello olimpico uno dopo l'altro. L'oro, quindi, è suo. E dietro di lui, l'Italia.

Giovanni Franzoni, classe 2001: argento. Venti centesimi appena, che nello sci sono un soffio, un ciglio che trema. Una medaglia giovane e già piena di malinconia, perché lui l'ha dedicata a Matteo Franzoso, compagno perduto. E in quel gesto c'era tutta la strana nobiltà dello sport: vincere e pensare a chi non può più farlo.

Giovanni sorpresa e futuro, Giovanni che a Vancouver 2010 aveva appena otto anni e al Trofeo Topolino perdeva dietro a un ragazzo con i capelli rossi che un giorno, stramberie dell'infanzia, avrebbe vinto Wimbledon.

A Vancouver 2010 Dominik Paris sognava almeno un argento in combinata. Arrivò tredicesimo e a ventuno anni aveva una strada da fare. Ci sono voluti sedici anni e quattro Olimpiadi per salire finalmente sul podio. Il Re dello Stelvio è di bronzo e sta lì con il sorriso di chi, in qualche modo, ha chiuso un cerchio. Paris non scende, Paris pesa sulla pista, la doma. E la pista dello Stelvio gli ha restituito qualcosa. "Mi diverto ancora e questo è importante".

Odermatt quarto, il favorito, fuori dal podio per un niente. Perché la montagna non fa sconti, nemmeno ai più forti.

Oro, argento e bronzo. Quando arriva il capolavoro di Francesca Lollobrigida, che sui 3mila metri scivola sui pattini più veloce di qualsiasi tempo, la meraviglia sembra straripare. È una giornata da non dimenticare per gli italiani: mai vinte tre medaglie nel primo giorno di gare e in cento anni di Olimpiadi invernali solo tre medaglie erano finora arrivate dalla discesa maschile. L'oro di Zeno Colò nel 1952 a Oslo, il bronzo di Herbert Plank, nel cuore della valanga azzurra, a Innsbruck '76, e l'argento di Christof Innerhofer a Sochi nel 2014.

Questa discesa è un racconto, sussurrato da una folla che accompagna ogni salto e ogni curva. La Stelvio ha parlato.

Ha detto che i Giochi sono cominciati davvero. Ha detto che l'Italia può ancora esplodere di gioia. Ha detto che il destino, ogni tanto, passa su due sci e dura meno di due minuti e noi, come sempre, restiamo lì. Ad aspettare.

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