Gabbiadini dopo Rugani E il coronavirus dilaga nell'Europa del pallone

Agnelli e altri 120 del club in «isolamento» All'Inter niente tamponi, ma tutti a casa

Manolo Gabbiadini dopo Daniele Rugani. Tre giocatori del Leicester dopo quello dell'Hannover. Un altro del Metz. Il virus dilaga anche nel calcio. La Spagna s'è unita all'Italia: campionati sospesi. Come in Olanda e in Portogallo, notizia di ieri. Premier, Bundesliga e Ligue 1 tengono duro tra sporadici rinvii e partite a porte chiuse. Presto dovranno fermarsi anche loro. Farlo tutti insieme sarebbe la cosa migliore, più logica e saggia, ma evidentemente ciascuno spera di poter salvare il proprio raccolto dalla grandine. Illusi. Come l'Uefa, che per il momento rinvia solo ciò che non si può giocare (Juventus-Lione e City-Real) perché non ci saranno i giocatori (in quarantena anche il Real, dopo la positività di un giocatore di basket che si allena a Valdebebas, come i calciatori).

Illusi, incoscienti e colpevoli, ma non scordiamoci che il calcio italiano s'è fermato solo per decreto, quando il virus era già ovunque, comprese le squadre, come dimostra la positività di Rugani (martedì la febbriciattola che ha suggerito il tampone, mercoledì la positività). In quarantena tutta la Juventus, sperando che la macchia non s'allarghi: in totale sono 121 tra giocatori, dirigenti e dipendenti che hanno iniziato il periodo di isolamento domiciliare volontario. Compreso il presidente Agnelli che lo annuncia con un video nel quale lancia una campagna di raccolta fondi (già donati 300mila euro) «per sostenere il personale sanitario sul territorio, a Torino e nel Piemonte». Nessun altro tampone, per il momento: salvo sintomi, si preferisce aspettare qualche giorno al fine di evitare falsi negativi. Rugani è in albergo alla Continassa (ieri bonificata) come Bernardeschi, Cristiano Ronaldo è addirittura in Portogallo (e a occhio passerà un bel po' prima di rivederlo a Torino). «Sia l'atleta che i suoi familiari non presentano sintomi», ha sottolineato il segretario regionale di Madeira per la Salute, Pedro Ramos.

In quarantena anche l'Inter, ultima avversaria dei bianconeri. Niente tampone per Lukaku & C. ma grande attenzione ai primi eventuali sintomi, solo a quel punto scatterebbe il controllo. Steven Zhang ha sbagliato certamente i toni, ma l'evolversi dei fatti ha dimostrato che altri (Lega e Federcalcio) stavano compiendo errori assai più gravi. «Per fermare il campionato hanno aspettato che la Juventus tornasse in testa»: dedica al veleno di Mario Balotelli, via Instagram, sotto un mare d'insulti.

Via social comunica anche Manolo Gabbiadini, il secondo contagiato della Serie A. «Ci tengo a dirvi che sto bene, quindi non preoccupatevi, ma rispettate le regole», il messaggio dell'attaccante blucerchiato. Anche in questo caso, in quarantena non solo la Sampdoria, ma anche il Verona, sconfitto domenica scorsa a Marassi. E tamponi in arrivo nei prossimi giorni.

Il virus non conosce confini e flagella ovunque. L'Inghilterra sembrava fino all'altro ieri la meno colpita in Europa (Liverpool-Atletico s'è giocata col pubblico, spagnoli compresi) poi all'improvviso, 3 positivi in una sola squadra, il Leicester, quest'anno tornato nella zona nobile della classifica. Nonostante molti protagonisti abbiano chiesto lo stop immediato (Guardiola su tutti), la Premier ha deciso di andare avanti a porte chiuse. Un film già visto. Fino a quando?

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