Al Giro dei tamponamenti spunta Attila

Ammiraglia investe Serry senza conseguenze. Crolla De Marchi e perde la rosa

Al Giro dei tamponamenti spunta Attila

G come Giro, ma anche come Giro o gggiovani. È un Giro molto cool, molto glamour, molto ai passi con i tempi e con il tempo, anche ieri terribile, da classica del nord ed è un classico che succeda di tutto, perché fa più la pioggia e il gelo di un Mortirolo o di uno Zoncolan.

G come Gino, in questo caso Mader, 24 anni svizzero, che vince la sua prima tappa al Giro in nome e per conto di Mikel Landa, il capitano della Bahrain Victorious che l'altro ieri a Cattolica è stato disarcionato da un collega ed è finito all'ospedale con clavicola e spalla rotta (oggi sarà operato in Spagna, ndr). G come gggiovani. Vittoria di Mader che è pur sempre un ragazzo, in maglia rosa un nuovo tricolore, non più Alessandro De Marchi giunto al traguardo ad oltre 24', ma un ungherese il primo della storia del Giro che di nome fa Attila e di cognome Valter. Attila come il condottiero e sovrano unno, quello del flagellum dei, il flagello di Dio. In verità questo ragazzo di 22 anni non fa né flagelli né sfracelli, ma è lì, con i migliori e torna in albergo guardando tutti dall'alto in basso. Appena sotto, però Bernal ed Evenepoel, che di anni il colombiano ne ha 24 e il talento belga soli 21.

Attila Valter non sappiamo se non farà più crescere un filo d'erba, ma una cosa è certa: fila veloce e tiene botta a quei due là sulla salita finale dove si accende la corsa con il bimbo prodigio Evenepoel, che più la strada va su e meno sembra far fatica. Al momento è questo il duello che sta già appassionando il popolo del ciclismo, oltre che tirare il collo alla corsa. Gli altri tutti dietro in fila, a limitare i danni, a provare a stare al loro passo, come il nostro Giulio Ciccone, che chiude con il gruppetto dei migliori dopo esser persino andato in fuga. Della nostra piccola Italia in cerca di identità e che fa quello che può fanno tanto Damiano Caruso, che dopo l'addio forzato di capitan Landa, si mette in proprio in nome e per conto. Benino Davide Formolo e Vincenzo Nibali, che limitano i danni, e sperano entrambi in tempi e tempo migliore. Non brillantissimo il russo Vlasov, così come uno dei grandi pretendenti alla vittoria finale Simon Yates.

Che il Giro sia una corsa ad eliminazione ce l'hanno ricordato l'altro ieri a Cattolica Sivakov, tornato a casa con la clavicola spezzata, oppure Dombrowski uscito di corsa in stato confusionale dopo aver centrato l'addetto alle segnalazioni, miracolosamente illeso, o il già citato Landa tornato in Spagna con fratture in più parti. Ieri però si è voluto fare di più e di meglio: si è arrivati al tamponamento dei corridori, sull'ascesa finale ai monti della Laga. L'ammiraglia del team di Yates non si accorge del belga Serry e lo tampona, facendolo volare sul cofano con qualche imprecazione, ma senza altri guai. Il ciclismo è uno sport duro, ma così è un po' troppo.

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