"Gran Giro e grande Bernal Però nella data sbagliata"

L'ex campione: «Corsa a settembre, lo proposi anni fa. Così non si cancellano tappe per il meteo»

"Gran Giro e grande Bernal Però nella data sbagliata"

Tredici Giri d'Italia corsi da corridore, uno vinto, con cinque podi e otto piazzamenti. Poi altri dieci da consulente personale di Vincenzo Torriani, il patron del Giro per antonomasia, prima di scendere dall'ammiraglia rosa e risalire in bicicletta, nel 2003, anno in cui si è vestito di azzurro Mediolanum per portare in giro per il Giro i tanti clienti-appassionati della banca che da 19 anni sponsorizza la maglia azzurra di miglior scalatore della Corsa Rosa.

Le piace Egan Bernal?

«Molto. È un grande corridore, un ragazzo adorabile, che ama l'Italia e vista la passione sulle strade per questo ragazzo colombiano, mi sembra anche un sentimento ricambiato».

Tra lui è Pogacar chi sceglie?

«Bel duello, vorrei vederli al top in un Grande Giro. Entrambi hanno vinto un Tour in giovane età: manca un vero confronto diretto».

Questo Giro le è piaciuto?

«Molto, il Giro è davvero la festa dell'Italia. Una corsa pazzesca, che attraversa e incontra, che acclama e brinda. Mi è sempre piaciuto un sacco e la cosa bella è che è ancora aperto: oggi altra tappa da non perdere. A metà Anni Novanta, provai a suggerire agli organizzatori di cambiare data. Ero e resto convinto che sarebbe stata per noi italiani la soluzione migliore, anche per incontrare il bel tempo, ed evitare i tanti tagli delle tappe avvenuti in questi anni per via del maltempo. Il mio suggerimento non fu accolto, la Vuelta ne approfittò e passò da aprile a settembre: per loro fu la salvezza».

A proposito di tappe accorciate, d'accordo con la riduzione del tappone dolomitico di Cortina?

«Alla fine si, il ciclismo è cambiato e oggi non è giusto mandare al massacro i ragazzi: la sicurezza viene prima di tutto. Viene evocato il Gavia dell'88, ma io c'ero ero in ammiraglia con Torriani - e non fu né un bello spettacolo, né ciclismo. La maggior parte dei corridori arrivò al traguardo dopo essere salita in macchina. Per altro giustamente».

Giusto aver portato al Giro Remco Evenepoel, che rientrava alle corse dopo un incidente molto grave (cadde giù da un ponte al Lombardia, ndr) e nove mesi di inattività?

«Dirlo adesso è facile, ma è chiaro che non è stata una buona idea. Su di lui, che ha soli 21 anni, troppe aspettative create ad hoc dai media belgi».

L'Italia si è salvata con Damiano Caruso.

«Sapevo che fosse forte, ma in questo Giro secondo me si è superato».

Ciccone?

«Buon corridore, ma non è Nibali».

Ganna, come sempre super. Domani potrebbe essere ancora il suo giorno nella crono finale di Milano.

«È un grande atleta, ma ora, dopo le Olimpiadi di Tokyo, deve scegliere cosa fare da grande. Lui ha tutto per vincere una Roubaix o un Fiandre e magari stabilire anche il nuovo record dell'ora (appartiene a Victor Campenaerts, 55,089, stabilito nel 2019, ndr). Per le corse a tappe direi di no: troppe montagne in questi ultimi Giri e per lui troppo peso. Si concentri su quello che sa far meglio: nessuno è al suo livello».

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