Il quattrotretre, la costruzione dal basso, la transizione, i quinti, la catena, lo scarico, la seconda palla, la densità, il braccetto, la sottopunta. Poi arriva Mbappé e ne mette due dentro la porta del Senegal, spunta Haaland e firma la doppietta della Norvegia sull'Iraq, quindi Messi spara tre fuochi d'artificio, il quarto gli era stato annacquato dal Var, e allora tutto quel repertorio di cui sopra, quel vocabolario affollato del nulla, diventa carta straccia. Basta con lavagne, disegni, tablet, il football è gioco di disciplina, certamente, ma è soprattutto, per chi ebbe la fantasia di inventarlo, divertimento, gol, genialità. Senza i colpi di Mbappé, Haaland e Messi che cosa sarebbero state le prestazioni di Francia, Norvegia, Argentina? Qualcuno vorrà forse spiegare che Scaloni, allenatore dei campioni del mondo, è l'uomo che sa mettere Messi nelle condizioni migliori? Qualcun altro può sostenere che Solbakken, cittì norvegese, illustri ad Haaland come muoversi negli ultimi venti metri? E Deschamps è l'insegnante di Mbappé sui movimenti e sui tiri in porta? Balle colossali anche se si possono prevedere orticarie e barricate dei docenti del kamasutra, quelli che conoscono tutte le posizioni ma non la prima, cioè saper giocare a football, dribblare e non saltare, godere di un gol sempre più spettacolare di una ripartenza. "Non è possibile spiegare cosa significhi segnare un gran gol a qualcuno che non ci sia mai riuscito.
Qualche anno fa dissi che se mi avessero dato la possibilità di scegliere tra segnare un gol al Liverpool da ventisette metri, dopo aver saltato quattro uomini, e andare a letto con Miss Mondo, sarebbe stata una scelta difficile. Per fortuna, ho avuto entrambe le cose e soprattutto, una di queste cose l'ho ottenuta davanti a cinquantamila persone". (George Best)