"Ho solo lavorato sulla sua testa"

L'ex tecnico del Sassuolo: "Talento innato e famiglia splendida"

"Ho solo lavorato sulla sua testa"

«Parla'm u fugg'n o l'italiano?».L'adorabile Roberto De Zerbi ha una trovata malandrina per mettere quasi in soggezione il vecchio cronista, conosciuto e apprezzato ai tempi del Foggia in Lega-pro, per declinare l'invito per una intervista classica che si trasforma in un'amabile chiacchierata telefonica intorno al mondo del Sassuolo e di Manuel Locatelli, l'ultima scoperta del calcio azzurro lanciato nell'orbita dell'europeo. «Conosci De Vecchi? Ecco, chiedi a lui di Locatelli e ti racconterà una storia bellissima» è l'invito perentorio. Che ha una spiegazione didascalica. Perché fu Walter De Vecchi, allenatore dei giovanissimi del settore giovanile milanista, a coltivare il talento di Manuel dai 13 ai 16 anni e fu ancora De Vecchi, qualche anno dopo, a convincere il giovanotto che il trasloco dal Milan al Sassuolo gli avrebbe sicuramente giovato e spalancato una carriera super. «A dire il vero volevo già portarlo a Las Palmas, poi saltò l'accordo con quel club e non se ne fece niente» l'altra tessera del magnifico mosaico che Roberto De Zerbi è capace di realizzare tessendo la tela della trattativa con telefonate quotidiane e poi sottoponendo Manuel a un rigoroso apprendistato scandito anche da qualche lezione esemplare, tipo un po' di esclusioni per indurlo a riflettere e a non commettere certi errori.

Perciò adesso, a molti chilometri di distanza dall'Olimpico di Roma, Roberto De Zerbi è un uomo felice prima che un professionista realizzato. Misuratela così: «La mia felicità per il boom azzurro di Locatelli non è calcistica perché sarebbe forse anche banale, ma è soprattutto umana perché il ragazzo ha una famiglia strepitosa alle spalle, perché ha lavorato sodo in questi anni per raggiungere quei livelli e perché siamo riusciti a lavorare sulla testa più che sul talento che era innato e che si coglieva già ai tempi dei tornei giovanili». E solo per pudore, probabilmente, De Zerbi dimentica che soltanto due anni prima, nel convincerlo ad accettare la destinazione Sassuolo, scommise in modo pubblico che «sarebbe arrivato a giocare in top club come Bayern Monaco o Manchester City» che è poi allenato dal suo grande amico ed estimatore Pep Guardiola. Una scommessa ardita. Se adesso Locatelli può diventare il prossimo tesoretto del Sassuolo, il merito è anche di quella trattativa (12 milioni il costo dell'operazione, «10 milioni più 2 di bonus, l'acquisto record del Sassuolo» la precisazione), diventata inevitabilmente una spina nel fianco del Milan di Leonardo (e Gattuso) che lo fece partire con modalità discutibili, convocandolo su una panchina di Milanello e raccontandogli in modo brutale che «non faceva più parte dei piani del Milan». «Tornai a casa in lacrime» confesserà Manuel nei giorni spensierati, senza alcun rimpianto. C'è un altro Locatelli, secondo De Zerbi, pronto a spiccare il volo e si tratta di Bogà. Come Locatelli, anche De Zerbi non ha rimpianti nel lavorare in Ucraina preparando la Champions che sarà il suo prossimo banco di prova. «Magari ci si vede a San Siro» immagina già un'altra occasione come quella recente col Sassuolo quando sembrò spezzare i sogni di gloria del Milan di Pioli.

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