Inter, anche la resa è sempre nel nome di Perisic

Il croato segna, si commuove e poi esce per un infortunio muscolare: il futuro è tutto da scrivere

Inter, anche la resa è sempre nel nome di Perisic

L'Inter chiude il suo campionato una volta di più annegata nell'essere o non essere. Quel che poteva essere e non è stato. Anche la partita di ieri ha fatto intuire qualità e potenzialità, ma poi c'è sempre il gol del Milan che toglie il buonumore. O magari l'imprevisto che non ti aspetti. Per esempio è stato simbolico vedere Ivan Perisic chiudere il suo strepitoso anno con una passerella in barella per l'infortunio, al polpaccio destro, che ha concluso la sua partita e, chissà mai, la sua storia nerazzurra. O magari perché non pensarla diversamente: in stampelle, come lo si è visto poco più tardi sul prato di San Siro, chi se lo prenderà? Eppure lo scrosciante applauso che l'ha salutato è stato un atto di riconoscenza e riconoscimento al pallone d'oro della stagione nerazzurra. E altrettanto simbolico è stato il gol suo che ha tolto l'Inter dalle secche di una partita finita forse prima di quanto si attendessero i giocatori e la gente sulle tribune comunque votata alla festa: nonostante la zampino del Diavolo. Quella davanti alla Samp è stata sfida ad una porta stregata, e miracolata dalle parate di Audero, per un tempo e dal correre felice dei gol nerazzurri nella ripresa quando la Sampdoria ha allentato la sua barriera difensiva, ed anche la tigna nel tener botta, e l'Inter ha giocato più sciolta: neppure il 3-0 del Milan le avesse tolto di dosso un peso psicologico. Poi, certo, anche la squadra di Giampaolo deve aver saputo del risultato di Reggio Emilia e ha considerato chiuso il campionato di tutti.

Certo è che l'Inter ha un po' riassunto il bello e il brutto della sua stagione: Lautaro sempre pronto a spizzare la palla in rete, ma ieri sembrava quello dei periodi peggiori non avendoci preso mai, eppure sono state tante le occasioni. La difesa attenta a non concedere illusioni agli avversari con Handanovic discretamente sveglio. Dumfries ultimo indomito da corsa sulla corsia sinistra. Il centrocampo vorace nelle voglie di Barella e nei suggerimenti di Calhanoglu ma non proprio panzer davanti al giocare con densità della Samp. Poi, invece, ad inizio ripresa si è visto il cambio di passo e sono stati dolori per gli avversari. Infine il giro d'onore dei due goleador di giornata: Perisic ha incoronato la sua stagione con una azione di puro calcio da didattica scolastica: Barella che esonda nel mezzo campo avversario ed attende all'ultimo per servire il croato pronto a mostrare alla squadra come si tira in porta per far gol. Lautaro e gli altri avranno preso appunti. Anche Correa, che sembra sempre acqua fresca e poco più, ha capito e nel giro di un paio di minuti ha messo in moto il fiuto da killer del gol dapprima andando a chiudere un'azione di Perisic (ancora lui) e Calhanoglu, eppoi con un assolo d'autore con Lautaro spettatore forse non felice. In tutto questo la Sampdoria si è proposta spettatore non pagante e, dopo aver lasciato sfogare gli attaccanti nerazzurri, ha cercato di chiudere la partita con un dignitoso passivo di 3-0 che rinverdisce la statistica (7 partite tra Inter e Samp con almeno tre gol) e neppure a farlo apposta (o forse sì) esattamente com'è terminato il match del Milan. Un altro simbolo della stagione: pari in tutto con il Diavolo, tranne per una mezza partita. Derby o Bologna, fate voi.

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