Inzaghi, che accoglienza: la beffa dopo gli applausi. È un ko ad alta tensione

Perisic illude l'Inter, Ciro di rigore, Anderson gol con Dimarco a terra. È rissa. Al 91' Milinkovic

Inzaghi, che accoglienza: la beffa dopo gli applausi. È un ko ad alta tensione

Roma. Dal ritorno, rivelatosi amaro, di Simone Inzaghi all'Olimpico alla rissa finale da Far West. Lazio-Inter non è mai una partita normale, lo dice la storia fatta di scudetti persi e qualificazioni europee mancate. Alla fine vince la squadra di Sarri in rimonta e i nerazzurri perdono la prima gara in campionato nonostante una prestazione per almeno 65 minuti molto convincente. «Delle ultime è stata la nostra migliore partita», così Inzaghi. Che prima del match vive grandi emozioni quando al ritorno dove tutto è iniziato per lui, riceve l'accoglienza calorosa del pubblico di fede laziale, con tanto di striscione e targa ricordo.


Ma la serata si conclude in maniera ingloriosa: tutto nasce dall'azione che porta al 2-1 di Felipe Anderson e quindi del sorpasso laziale nella partita. C'è Dimarco a terra, ma l'Inter prosegue l'azione per il vantaggio e l'arbitro Irrati non ferma il gioco, come prevede il regolamento. Reina recupera il pallone e lancia il contropiede biancoceleste che porta al gol del brasiliano. E qui gli interisti, in primis Dumfries (meritevole di un cartellino rosso) che prende per la maglia l'autore del gol, si arrabbiano per il mancato fair play degli avversari, così nell'area della Lazio si scatena una vera e propria rissa domata a fatica dall'arbitro. «La palla si può buttare fuori, ma Lautaro ha continuato l'azione non sapendo che un compagno era a terra, poi abbiamo perso la testa, questo non deve succedere, eravamo ancora all'80'. E noi abbiamo fatto l'errore di far rientrare la Lazio in partita», l'opinione di Inzaghi più realista del re, visto che la norma parla chiaro. «Il gol di Anderson? C'è poco da dibattere, l'Inter aveva continuato a giocare. Queste cose succedono solo in Italia», la considerazione di Sarri che inizialmente aveva rinunciato a Luis Alberto, poi importante nella rimonta laziale. La coda velenosa è poi il rosso a Luiz Felipe (che scoppia in lacrime), reo secondo l'arbitro di aver assaltato un nervoso Correa - altro ex, fischiatissimo come De Vrij - quando invece voleva andare ad abbracciarlo, suscitando la reazione stizzita dell'attaccante interista.


Peccato che i fuori programma rovinino una sfida intensa. Una gara che l'Inter ha in controllo per lunghi tratti, una gara indirizzata dal rigore provocato da Hysaj e trasformato da Perisic, schierato seconda punta al posto di un Lautaro Martinez (impiegato solo negli ultimi venti minuti) rientrato poche ore prima dalla trasferta oltreoceano con la Nazionale. Nonostante le tante assenze e alcuni giocatori stanchi, la squadra di Inzaghi gioca bene e rischia poco. La Lazio, orfana di Acerbi, si rialza a metà del secondo tempo con il rigore di Immobile - settimo gol per la punta che aveva recuperato in tempo utile per la sfida - Da quel braccio di Bastoni la gara cambia volto: la Lazio crede nella rimonta che effettua con il gol contestato di Felipe Anderson e lo stacco del solito Milinkovic-Savic, abbonato a gol con l'Inter. «Nel primo tempo abbiamo sofferto la loro ampiezza e i loro cambi di campo. Poi nella ripresa il cambio del risultato ci ha sicuramente agevolato», la chiosa di Sarri.

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