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Italhockey donne nella storia e il segreto del giovane guru

Da "non squadra" a sorpresa: ai quarti battendo il Giappone. E ora la Germania Ct Bouchard aveva portato le azzurre a Montreal: "Per la missione impossibile"

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In fondo è anche una storia d'amore.

Eric Bouchard è ancora un ragazzo, sportivamente parlando: 35 anni, tanta responsabilità sulle spalle e un'avventura in cui l'esperienza sarebbe stata d'aiuto. Una missione impossibile in realtà, dicevano. Così ha scelto di giocare di sorpresa, un po' come fanno gli uomini d'altri tempi: alla vigilia dei Giochi era ancora impegnato nella Quebec League, ma aveva troppa nostalgia delle sue 23 ragazze, quelle che aveva portato per 7 settimane a Montreal per costruire una nuova famiglia. Ha preso il computer, ha scritto una lettera a ognuna di loro: "Faremo un Miracle on Ice". Da ieri il miracolo dell'hockey non è più solo quello americano di Lake Placid, e sono bastate le parole giuste: "Ho fatto sapere a tutte che non vedevo l'ora di ritrovarle. E di fidarsi delle loro capacità, perché avremmo fatto qualcosa di grande". Il risultato è che sulla pista di Rho è successo davvero: battendo il Giappone 3-2 l'Italia dell'hockey femminile è già nei quarti di finale del torneo olimpico. Quasi un ossimoro, se ci si pensa: hockey, donne, Italia, quarti di finale, ci sono tante parole che fino ad oggi sono state messe insieme alla rinfusa. E invece "entrare nelle prime otto squadre del mondo per noi equivale a una medaglia", e d'altronde il presidente della Fisg Andrea Gios non può che gongolare: "È una soddisfazione enorme da condividere anche con i club italiani che hanno sostenuto la Nazionale con grande disponibilità". Capito pallone?

Quelle del disco insomma hanno cominciato da lontano, un paio di anni fa, per evitare di fare la figura delle dilettanti allo sbaraglio di Torino 2006, un solo gol in tre partite finite pochi a tanti. Bouchard è arrivato lo scorso ottobre, intanto la federazione aveva aperto le porte alle italiane d'origine che non avrebbero trovato altra strada per Milano: "Ma non volevamo riempire la Nazionale di oriunde, solo aumentare il livello per far salire quello delle giocatrici italiane". Infatti: nomi buoni, ma pochi. Per esempio la 25enne Kristin Della Rovere, italo-canadese dell'Ontario Caledon che ha un papà teramano: ha segnato all'esordio contro la Francia e anche ieri, "ed è tutto merito del padre di Nadia Mattivi, la nostra capitana, che mi ha fatto riscoprire le mie radici". Oppure Gabriella Durante, la golie canadese della Sila, 189 centimetri a difesa della porta, titolare per la prima volta. O ancora Laura Fortino, leggenda canadese - perché con le ragazze della foglia d'acero ha vinto già un oro e un argento olimpico - che è venuta a giocare in Italia per poter cambiare casacca, bandiera e appartenenza. Ma non pensiate che questo miracolo sia tutto così poco nazionale, anzi. Il Giappone ieri, per esempio, ha imparato a conoscere il talento di Matilde Fantin, comasca doc, autrice di una doppietta: suo padre Damiano giocava in serie A contro i Devils Mediolanum, lei studia in Usa ed è diventata una delle stelle della Penn State University nella Ncaa, e ora dei Giochi. Lei come tante sue compagne che giocano qui e in Svizzera, nomi che ormai ricorderemo tutti.

"Ci abbiamo creduto da subito, e non è finita qui", dice la Mattivi: oggi si gioca contro la Germania, e in attesa del debutto degli uomini (domani contro la Svezia) il pienone di pubblico è pronto. "C'è molto merito di Eric in questo: è molto esigente, ma ci ha dato tutto": se non è amore questo

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