Torino nella bufera. Calcistica, si intende. Perché la Juventus deve pensare al tentativo di rimontare domani al Galatasaray il 2-5 dell'andata e intanto vede allontanarsi il quarto posto in campionato e sa già adesso di giocarsi praticamente tutto domenica all'Olimpico contro la Roma (ieri, dopo il cda, ha reso noto di aver chiuso il primo semestre in rosso di 2,5 milioni, pesano mercato e l'esonero di Tudor). Quanto al Toro (13 ko in 16 giornate, 47 gol presi: nessuno ha fatto peggio), sta vivendo per l'ennesima volta sotto la gestione Cairo una stagione fallimentare: precipitato in piena zona retrocessione, il club granata ha esonerato ieri Marco Baroni e affidato la squadra fino a giugno a Roberto D'Aversa: trattasi dall'allenatore numero 18 in venti anni di presidenza, se non è record poco ci manca. Ma del resto, senza un progetto e senza idee, diventa scontato pensare che la colpa sia sempre della guida tecnica. Da D'Aversa nessuno si aspetta miracoli, ma solo una salvezza il più possibile tranquilla per placare una piazza che non ne può più. Difficile adesso immaginare che clima ci potrà essere domenica all'Olimpico Grande Torino contro la Lazio: nelle ultime partite la curva Maratona è rimasta vuota per protesta ed è altamente probabile che lo stesso accada anche contro la squadra di Sarri. A dirla tutta, anzi, i gruppi organizzati hanno deciso di proporre un torneo di calcio a 5 nell'antistadio mentre i granata saranno in campo: l'obiettivo, ovvio, è quello di isolare Cairo convincendolo a cedere la società.
Lo stesso non faranno i tifosi della
Juve, i cui mugugni verso Elkann non mancano ma senza che gli stessi sfocino in iniziative clamorose: il mondo bianconero è diverso da quello granata, lì la protesta viaggia sottovoce. E a pagare, semmai, sarà la dirigenza.