Malagò, assist al governo, e il premier Conte ferma tutto lo sport

Chiesto dal n°1 Coni un decreto per domare la A, e palazzo Chigi ordina: "Stop a ogni competizione"

Lo sport italiano si fermerà fino al 3 aprile. L'ha deciso in serata il presidente del Consiglio Giuseppe Conte mettendo finalmente la parola fine al tormentone del nostro calcio («non c'è ragione perché prosegua il campionato di calcio, mi dispiace, ma i tifosi ne prendano atto»). Nel pomeriggio il presidente del Coni Giovanni Malagò dopo il vertice (in parte via Skype) con i presidenti delle singole federazioni aveva passato la palla al Governo (nella persona di Spadafora) chiamato a redigere un altro decreto, in serata è arrivata l'accelerazione del presidente del Consiglio e da oggi lo stop allo sport italiano è per decreto.

Nella dichiarazione di Malagò, era stato richiesto l'impegno del Governo «a riconoscere un sostegno economico al settore», che altrimenti andrebbe incontro alla bancarotta. Nella sostanza è la stessa posizione sventolata dal presidente della Lega di serie A Paolo Dal Pino il giorno prima dinanzi all'improvviso cambio di rotta del ministro Spadafora che alle 10 del mattino di domenica aveva sposato la posizione di Tommasi, presidente del sindacato calciatori, di «fermare il calcio» dopo aver decretato poche ore prima lo svolgimento a porte chiuse. Oggi tutte le componenti del calcio riunite da Gabriele Gravina, via telefono, si uniformeranno alla decisione del governo. La Lega dilettanti aveva già fermato i suoi campionati, idem per quello primavera dopo che l'Inter ha rinunciato alla trasferta francese della Champions di categoria.

Le resistenze di alcuni presidenti erano note, al netto della posizione particolare di Lotito spiegata dal suo portavoce Diaconale che aveva provocato un altro vespaio di polemiche: sono preoccupati dalla chiusura totale. Già il mese di porte chiuse avrebbe provocato al sistema una perdita secca di 30-40 milioni: figurarsi ora lo stop fino al 3 aprile. Urbano Cairo, presidente del Toro, aveva rotto il fronte chiedendo «misure draconiane». In serie B il presidente del Frosinone Stirpe aveva aderito alla linea della fermata, due calciatori del Cosenza avevano rinunciato alla trasferta di Verona, e la Pro Vercelli aveva dichiarato lo stesso intento. Ieri il sindacato calciatori aveva provato, col vice Calcagno, a correggere la gaffe di Tommasi che aveva ipotizzato lo sciopero dei calciatori. La conseguenza sarebbe stata la seguente: rinunciare a 5 mesi di stipendi. Se lo possono permettere i calciatori in serie A, ma in B e in Lega pro?

A questo punto i problemi non sono più solo del nostro calcio. L'annuncio del Governo scombina i piani dell'Uefa, visto che Inter-Getafe di giovedì prossimo non si potrà giocare. Esattamente come deciso poche ore prima dalla Svizzera che aveva annullato la sfida di Europa League del 19 marzo tra Basilea ed Eintracht Francoforte su decisione del dipartimento di giustizia e sicurezza elvetico. L'Uefa dovrà ora uscire allo scoperto e adottare un provvedimento collettivo. Anche le due partite della Nazionale azzurra previste in Inghilterra e Germania sono già sotto osservazione. C'è bisogno di una regia europea della crisi. E gli scenari possibili per il futuro non sono tantissimi. Uno riguarda l'europeo di calcio 2020 la cui partita inaugurale è prevista a Roma il 12 giugno. Opzione a: slitta di un mese, a luglio, e si consente così ai tornei nazionali di recuperare le giornate perse per lo stop. Opzione b: si procede a un rinvio di un anno conservando la stessa data e la stessa scansione per consentire il recupero delle coppe europee.

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