Chi si meraviglia del successo europeo dell'under 17 guidata da Franceschini non è documentato. Il successo guadagnato a Tallin, maturato ai rigori contro il Belgio (merito anche del portiere pugliese Lupo) non è un inedito ma l'ennesima perla da aggiungere alla collana prestigiosa delle nazionali giovanili (Viscidi, portato in federcalcio da Sacchi, ne è il coordinatore). Significa molto semplicemente che nel nostro calcio germogliano talenti a quell'età che avrebbero bisogno di piantare le loro radici in un terreno coltivato. Il secondo 1 a 0 realizzato dalla giovanissima Italia traslocata dall'under 21 alla Nazionale maggiore per volere di Silvio Baldini, ct a interim, è la conferma ulteriore che ci sono candidati a salire lo scalino che divide da sempre queste nazionali dal posto in serie A. Ora, con alle spalle questo ricambio generazionale, la scommessa più rischiosa è quella di scegliere un ct che tenga nel conto debito tali indicazioni e riesca a promuovere il giusto mix tra gli esponenti più collaudati e qualche rampollo tipo appunto Pio Esposito, Pisilli, Palestra che hanno già messo piede nel campionato maggiore. Ecco perché sulle spalle di Giovanni Malagò, scontato candidato eletto alle elezioni figc del 22 giugno, pesa una gigantesca responsabilità: dare alla Nazionale una guida autorevole e capace di affrontare le prossime impegnative scadenze (prima l'europeo tra due anni e poi il mondiale 2030).
Silvio Baldini, nel riconsegnare la casacca dopo la notte di Creta, si è fatto da parte non senza togliersi lo sfizio di ritinteggiare la propria carriera ("non sono uno scappato di casa!") sapendo bene che la prossima scelta ha già un orientamento preciso. E si tratta di Roberto Mancini. I motivi sono più di uno. Proviamo a riassumerli: 1) il tecnico è legato da profonda amicizia con Malagò, frequentano lo stesso circolo romano (Aniene); 2) sempre Mancini è animato da una gran voglia di riscatto dopo aver chiuso in modo traumatico (comunicò la decisione a ferragosto) la precedente esperienza azzurra per la quale si è detto sinceramente rammaricato; 3) il bilancio della figc, a seguito della mancata partecipazione al terzo mondiale di fila, ha ricevuto un taglio consistente alla voce sponsor e contributi Fifa; 4) lo stipendio reclamato sempre da Mancini rientrerebbe nei nuovi parametri decisi da Malagò e dal consiglio. C'è una controindicazione e riguarda il consenso dell'opinione pubblica. Persino l'improbabile candidatura di Baldini ha ricevuto una spinta emotiva dai due successi azzurri con Lussemburgo e Grecia mentre il ritorno del ct che fu campione d'Europa con Vialli nell'estate del 2021 a Londra non ha riscosso identica spinta. Alla voce eventuale alternativa resiste il nome prestigioso di Antonio Conte che di recente ha ricevuto una sorta di endorsement dallo stesso Baldini che gli ha riconosciuto "un metodo vincente" dimostrato a più livelli, non solo alla guida di club prestigiosi (Juve, Chelsea, Inter, Napoli) ma anche sulla panchina azzurra protagonista dell'europeo del 2016 durante il quale si fermò ai quarti grazie ai rigori disastrosi di Zaza e Pellè e schierando nomi non certo altisonanti come Giaccherini, Eder e Parolo. I bene informati segnalano che lo stipendio del tecnico leccese viaggia su cifre in questo momento incompatibili con il bilancio federale.
Di sicuro c'è un precedente poco noto sul tema: durante il divorzio improvviso di Mancini dal club Italia, il presidente dell'epoca Gravina preso alla sprovvista consultò prima Spalletti (inizialmente bloccato da una clausola del Napoli) e poi Conte il quale si disse pronto a recitare anche la parte dell'alternativa trattandosi della Nazionale.