Mazzola ai calciatori «Riducetevi l'ingaggio» E il governo: A in chiaro

L'ex campione: «Il 5% dello stipendio per aiutare i club». La Lega calcio dice no al campionato in tv

Nicolò Schira

«In un momento così complicato per il nostro paese è giusto che anche i calciatori facciano la loro parte e diano un segnale forte all'esterno. Troppo spesso questi ragazzi sono etichettati come superficiali o mercenari, adesso possono dimostrare il contrario mettendosi al servizio dei propri club e della collettività». Firmato Sandro Mazzola. L'ex direttore sportivo dell'Inter (fu l'artefice del colpo Ronaldo nell'estate 1997) lancia una proposta: «I giocatori hanno l'occasione di dimostrare che esistono e sono vicini alla popolazione. In A guadagnano milioni e per un mese potrebbero decurtarsi il 5% dello stipendio per destinarlo alle proprie società che dovranno far fronte a pesanti perdite e alla ricerca contro il coronavirus».

Mazzola parla con cognizione di causa: «Il 3 luglio 1968 insieme a Rivera, Bulgarelli e De Sisti istituimmo l'Associazione Italiana Calciatori. Sono stato un sindacalista del pallone e ricordo una iniziativa simile, che ideammo per aiutare le famiglie delle vittime dell'alluvione. I calciatori sono dei privilegiati ed è giusto che possano restituire qualcosa in nome del bene comune». A beneficiarne in questo caso anche le squadre di appartenenza, che con le porte chiuse vedranno andare in fumo parecchi milioni di euro derivanti dai botteghini. Ben 9 quelli persi dalla Juve per le mancate sfide contro Inter e Milan, che avrebbero garantito un doppio sold out da record. Atalanta-Valencia due settimane fa ha incassato 2,6 milioni (un terzo delle entrate annuali dei nerazzurri). Un mese senza pubblico allo stadio brucia almeno 30 milioni di introiti alle formazioni di A. D'altronde la questione è semplice: la chiusura degli stadi sottrae ai club il 100% degli incassi alle entrate, mentre le uscite restano le medesime. Nelle ultime 72 ore per i nostri club quotati in Borsa (Juventus, Lazio e Roma) le perdite sono state ingenti, tanto da chiudere nelle retrovie del listino di Piazza Affari.

Giovedì 12 è in agenda un Consiglio di Lega per rispondere agli interrogativi che animano tutti i dirigenti: «Cosa succede se contrae il virus un tesserato?». Come minimo finirebbero in quarantena 2 squadre, con il rischio di paralisi per l'intero torneo. Anche su questo Mazzola ha le idee chiare: «Ho giocato 20 anni tra Inter e Nazionale. Il calcio è uno sport di contatto. Impossibile tenere le distanze in campo imposte dal Ministero della Salute. Come si fa a mettersi in barriera sulle punizioni e a marcare gli avversari sulle palle inattive? Il rischio di contagio c'è, inutile negarlo. Fossi un giocatore un po' di preoccupazione l'avrei, anche se in campo dimentichi tutto».

Il ministro per lo Sport Spadafora, ha inviato al presidente della Figc Gravina e a quello della Lega di A Dal Pino una lettera per chiedere la possibilità di trasmettere in chiaro le partite almeno della prossima giornata di campionato. Gravina ha risposto sì all'invito del ministro, la Lega di A è contraria alla proposta (il quadro normativo vigente, ovvero la legge Melandri, non consente di aderirvi), Sky aveva già proposto di trasmetterle su Tv8, in particolare Juve-Inter. La Rai si propone, Mediaset diffida la Lega («no a scelte discriminatorie»). E per l'emergenza coronavirus, rinviata in Francia Strasburgo-Psg di Ligue 1.

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