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Una paura Mondiale

Mentre l'onda pro boicottaggio cresce, Blatter invita i tifosi a non andare negli Usa e Tardelli avverte la Fifa. E un ex nazionale dell'Iran scrive a Infantino

Una paura Mondiale
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Non andate in America. Più che un appello è una minaccia. Come un'onda, lenta, lunga, il boicottaggio al prossimo mondiale diventa un argomento forte. Danimarca, Svezia, Germania si sono espresse per il no al viaggio, la questione Groenlandia, l'emergenza Minneapolis, la carneficina di Teheran, hanno ribadito lo stato di crisi internazionale, dinanzi al quale il calcio non può continuare a mettere il pallone in corner, evitando pilatescamente una risposta chiara e definitiva. Il mondiale in tre nazioni, Messico e Canada tra l'altro in affanno politico con Washington, impone domande sulla sicurezza dei tifosi, in tal senso è intervenuto Sepp Blatter, ex presidente della Fifa: "Penso sia giusto mettere in discussione questa Coppa del Mondo. Quello che stiamo vedendo a livello nazionale, l'emarginazione degli oppositori politici, gli abusi da parte dei servizi di immigrazione, non incoraggia affatto i tifosi ad andarci. Per i tifosi, un solo consiglio: evitate gli Stati Uniti! Tanto avrete una visione migliore in tv. All'arrivo, i tifosi dovrebbero aspettarsi che, se non si comporteranno correttamente con le autorità, verranno immediatamente rimandati a casa. Se sono fortunati".

Alle parole di Sepp Blatter si aggiungono quelle pesanti di un campione del mondo, Marco Tardelli: "La Fifa deve stare molto attenta", non è un consiglio ma un monito, quasi un cartellino giallo indirizzato dall'eroe di Madrid al presidente Infantino: "Ho vissuto personalmente un clima politico difficile nel 1978, al mondiale argentino, il colpo di Stato di Videla, gli stadi trasformati in campi di concentramento, una situazione delicatissima che si avvertiva tra i calciatori della nazionale di Menotti, non cantarono mai l'inno, qualcuno anzi si voltò nel momento solenne prima delle partite. Oggi siamo di fronte ad un disastro umano a Teheran, la nazionale iraniana si è qualificata per questo mondiale che si preannuncia a rischio per i calciatori e per i tifosi, la Russia è fuori da qualunque competizione sportiva per le ragioni legate all'invasione in Ucraina ma le vicende iraniane non possono essere trascurate dalla Fifa. Ribadisco, Infantino deve stare molto attento".

Nella stessa direzione si sono mossi alcuni personaggi del calcio mondiale, tra loro l'ex nazionale iraniano Ali Karimi, in una lettera indirizzata a Infantino e ai duecento presidenti delle federazioni affiliate alla Fifa, affermano che un movimento nazionale, popolare e civico è stato soffocato dalle autorità iraniane con repressione sistematica, uccisioni di massa e azioni che costituiscono chiari esempi di crimini di guerra.

Tra le vittime ci sono alcune figure del football iraniano. La lettera chiede a Infantino di condannare pubblicamente le azioni omicide, il pallone è sul tavolo dell'uomo che ha consegnato il Nobel calcistico della pace a Donald Trump.

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