Milan ad altezza grandi Rebic più forte del caldo

La prima volta è da incorniciare. La prima vittoria del Milan in campionato al cospetto di una delle top che gli stanno davanti è un piccolo evento. Ridotto a 6 lunghezze il distacco in classifica dalla Roma. Successo meritato innanzitutto, grazie alla ripresa che documenta la migliore salute dei rossoneri rispetto ai romanisti rimasti con le gomme sgonfie dopo l'intervallo. È vero: Rebic e Theo Hernandez trasformano in lingotti d'oro un paio di clamorosi errori di Zappacosta (retropassaggio sciagurato) e Diawara (fallo su Theo Hernandez in area) ma già prima dello sbocco provocato dal croato, Mirante - il migliore dei suoi - deve provvedere a interventi decisivi per rendere innocue due sassate di Calhanoglu e Paquetà. Ecco la prima segnalazione del pomeriggio umido e afoso di San Siro: sembra di giocare in un forno a microonde. Si rivede finalmente il brasiliano, pagato una fortuna, e sistemato nel suo ruolo naturale, tre-quartista al posto del pallido Bonaventura: gioca, dribbla, tira e, come restituito a nuova vita, collabora con il resto del gruppo per tenere sotto pressione la difesa romanista. Poi c'è il solito Rebic che non sbaglia un colpo. Pierino Prati- ricordato prima con striscione della curva e fiori depositati in panchina vicino alla sua storica maglia a strisce piccole- sarebbe stato fiero di lui anche se non porta l'11 sulla schiena. Aspetta al varco la palla buona dopo aver sprecato mille energie nel rincorrere un po' di rivali e quando gli arriva non fa cilecca. Perché Mirante può opporsi la prima volta con un balzo felino (palla sul palo) ma poi deve arrendersi alla stoccata del croato che è diventato l'uomo della provvidenza per il Milan: 8 centri sono un bel gruzzoletto.

La Roma è una delusione completa. Perché ha a disposizione una sola palletta utile (con Dzeko, di testa, a due passi dalla porta nel primo tempo) e la spreca come nelle migliori recenti tradizioni di San Siro. Dopo l'intervallo invece di provare ad apparecchiare qualcosa di più efficace, si ritira metro dopo metro lasciando campo libero al Milan che a quel punto non ha nemmeno il bisogno di lanciare lungo, come gli capita nella prima frazione, per diventare padrone della scena. Può allagare la metà-campo altrui e presentarsi una, due volte al tiro che non è esattamente una specialità della casa. I cambi di Fonseca non sono un granché. Anzi Diawara completa il pasticcio procurando il rigore che nel finale consente a Calhanoglu di firmare il 2 a 0 e mettere Pioli in carrozza.

A dire il vero anche gli altri, da Kalinic a Peres, passano quasi inosservati mentre i sostituti di casa Milan offrono le migliori esibizioni. Persino Leao, che pure gioca gli ultimi spiccioli, non sembra più un pesce fuor d'acqua, come contagiato in modo positivo da questa nuova edizione di Milan che mette insieme due successi di fila e la bellezza di 6 gol, una specie di record visti gli stenti della stagione pre-covid.

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