Il Milan un anno dopo. Dalla manita della Dea è nato il sogno scudetto

I rossoneri il 22 dicembre 2019 persero 5-0 con l'Atalanta, stasera difendono la vetta

Giusto un anno fa, all'ora di pranzo, il Milan andò incontro alla madre di tutte le sconfitte: 5 pappine dall'Atalanta sprofondando in classifica al turno numero 17. Fu il punto più basso toccato dalla gestione Elliott non ancora in perfetta sintonia con l'area tecnica (Boban e Maldini). «Fu quel risultato umiliante la prima pietra su cui abbiamo ricostruito grazie anche a un mercato favoloso» la confessione postuma dell'interessato che, per dirla schietta, non ricevette in dono dai tre magi fior di campioni ma Ibrahimovic, Kjaer e Saelemaekers, e cioè un fuoriclasse datato e considerato vecchio dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, milanisti compresi, uno scarto dell'Atalanta di Gasp e un giovanotto belga senza curriculum, segnalato da Moncada e approvato, dopo visione di filmati, dallo staff tecnico. «Le sconfitte insegnano più delle vittorie» è il motto squadernato da Pioli nella penultima conferenza del 2010, l'anno orribile, che è stato invece l'anno del rinascimento milanista con il giorno più bello («il rinnovo del contratto dopo il Sassuolo di luglio»).

L'altro passaggio decisivo avvenne infatti poco dopo, nel derby di febbraio: 2 a 0 all'intervallo per Ibra flagello dell'Inter, in tribuna stampa giudizi impietosi su Conte prima della seconda frazione che capovolse tutto, 4 a 2 il finale neroazzurro. «Capimmo allora la differenza tra una prova e l'altra: basta così poco per scendere di livello e sprofondare nel risultato. Quel primo tempo ci diede però maggiore convinzione», è il ricordo per niente sbiadito di Pioli che adesso anche per la prossima finestra di mercato ha idee chiarissime sulle caratteristiche di eventuali rinforzi. «Devono avere qualità tecniche e tattiche, voglia di lavorare e fame» la descrizione che porta di sicuro non verso nomi altisonanti ma verso profili di giovani ambiziosi, destinati a migliorarsi giorno dopo giorno. Il caso di scuola è quello di Leao protagonista del gol lampo di Reggio Emilia e che va incontro alla Lazio con le raccomandazioni del tecnico («deve pensare di più al gol, stare dentro l'area, avere più convinzione nel tiro») e le notizie provenienti dal Portogallo (lo Sporting ha chiesto la trattenuta sullo stipendio per il rimborso della cifra stabilita dal Tas).

Tutti ragionamenti che allontanano la mente dalla precarietà del momento (6 titolari assenti sicuri, più Tonali e Rebic in dubbio) e riportano a galla la difficoltà della chiusura dell'anno con la Lazio senza Kessiè squalificato (precedenti inquietanti: solo 2 vittorie in 3 anni con il presidente fuori). «Abbiamo fatto tanto, ci tocca l'ultimo sforzo. Il gruppo c'è, la squadra c'è» è il tormentone di Pioli riservato ai suoi.

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