Milan e Juve si azzerano. Tanto rumore per nulla nella grande bruttezza

I rossoneri lasciano scappare l'Inter a più 4. I bianconeri non entrano in zona Champions

Milan e Juve si azzerano. Tanto rumore per nulla nella grande bruttezza

Milan-Juve ovvero la grande bruttezza. Calcio d'antan, fatto di molti scontri, di tanti falli, di un gran numero di duelli fisici e di rare prodezze stilistiche che consegnano agli archivi uno 0 a 0 davvero modesto nello spettacolo. A questo punto forse non è da considerare una cattiveria la scelta di restringere ai 5 mila gli spettatori. Avrebbero speso una fortuna per assistere a questa sfida che ha il merito di consegnare virtualmente all'Inter un altro vantaggio e al Napoli di raggiungere il secondo posto in compagnia appunto del Milan. È vero, Pioli ha perso Ibra quasi subito ma il Milan ha costruito poco, molto poco, imitato dalla Juve che non ha certo l'ambizione d'imporre gioco ma solo l'astuzia di sfruttare al meglio qualche errore del rivale. Così i tiri in porta diventano merce rara, persino i più dotati, come Dybala da una parte e Messias dall'altra, hanno poche possibilità d'imporre il rispettivo talento. Da applausi solo la prova delle rispettive difese che riescono a imporsi nella maggioranza dei duelli. Chiellini e Rugani da una parte, Romagnoli al rientro dopo un mese, e Calabria dall'altra.

È vero, la Juve non diverte quasi mai ma ha una caratteristica che inibisce il rivale di turno. Accadde all'Inter, di recente in Supercoppa, non sfugge nemmeno il Milan che pure coltiva abitudini diverse. E questa volta le condizioni del prato di San Siro non sono al primo posto delle responsabilità. Perché Milan e Juve sembrano prediligere i duelli uno contro uno, senza risparmiare interventi tosti, è una sorta di ritorno all'antichità del calcio con marcature a uomo. A metà della prima frazione, poi, con una smorfia, Ibra annuncia la fine della sua prova (toccato il tendine che lo tormentò nel girone d'andata) e Pioli deve procedere al primo cambio non previsto, con Giroud. Cuadrado è una spina nel fianco milanista, tra i rossoneri Calabria è il più vivo e ispirato così da sfiorare il bersaglio grosso con un paio di tiri dalla distanza. Ma è in difesa, nonostante il forfait di De Ligt (malessere gastrointestinale), che brilla il lavoro di Allegri perché Rugani regge l'urto con Chiellini e raddoppia De Sciglio quando c'è da frenare qualche numero di Leao. In parità anche le proteste: la prima del Milan (danno di Alex Sandro su Calabria in area) a inizio partita, la seconda della Juve (danno di Messias su Morata) nella ripresa.

I cambi della seconda frazione hanno più il senso di immettere forze fresche ed evitare conseguenze disciplinari che l'intenzione di cambiare inerzia tecnica alla sfida che continua a correre lungo i binari della fisicità, senza lampi né giocate di grande scenografia. In questa seconda parte il Milan ha una sola variazione sul tema, la ricerca della testa di Giroud in area, mentre la Juve si preoccupa di chiudere ogni varco utile e di comandare nei duelli in quota con Chiellini. La conseguenza è una sola, sconsolante: che non ci sono grandi emozioni e nemmeno abilità balistiche da segnalare.

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