Milan, l'ansia per Ibra cambia le strategie

Zlatan colonna anche per il futuro. Ma serve un altro centravanti affidabile

Milan, l'ansia per Ibra cambia le strategie

Troppi sorrisi e molte pacche sulle spalle. Stefano Pioli ha colto al volo il pericolo e contro ogni abitudine ha riunito il Milan nello spogliatoio centrale per un sermone di primo mattino. «Non abbiamo fatto ancora niente. Se non vinciamo a Torino siamo punto e a capo» la sintesi del suo intervento fatto con l'aria di chi annusa qualche tempesta in arrivo. Che passa anche attraverso il consulto medico sul ginocchio sinistro di Ibrahimovic. La sua uscita, domenica sera, nonostante lo splendente 3 a 0, ha fatto scattare l'allarme. Tutte le volte che Zlatan si è piegato, ha urlato per la fitta, non ha mai fatto scene e patito invece acciacchi che alla sua età sono ordinaria amministrazione. Non per uno che deve mettersi il Milan sulle spalle e condurlo alla Champions, come possibile a un paio di condizioni (piegare la resistenza di Torino e Cagliari). Oggi la risonanza magnetica può chiarire i contorni della probabile distorsione che lo terrà sicuramente fuori mercoledì e probabilmente anche domenica. Il nuovo evento ha avvalorato il piano preparato dall'area tecnica e sottoposto all'azionista appena sarà certificato il risultato finale del campionato.

Ibra ha già in tasca il rinnovo, sottoscritto in assenza di Raiola e questo dettaglio non è senza significato. Il Milan l'ha sottoscritto nonostante fosse consapevole dei limiti fisici traditi dallo svedese. «Ha altri connotati la scelta» fanno sapere fonti ben informate e questa spiegazione fa capire esattamente la strategia di Maldini e Massara. Sanno benissimo che Ibra ha esercitato un ruolo virtuoso nello spogliatoio. Solo vederlo allenare, stringere i denti come è avvenuto a Torino («si è allenato con noi solo venerdì ma ha voluto esserci» la relazione di Pioli sul tema), è un contributo alla causa perché fa da esempio. Come è accaduto da sempre a Milanello, quando c'erano i Baresi e i Maldini, i Gattuso e gli Ambrosini, a fare da precettori. Allora, grazie anche all'eventuale passaporto Champions, la scelta di un centravanti che garantisca 30-35 partite di cui 6-7 in Champions è indispensabile, al netto di Ibra e della sua tenuta.

I social e i siti puntano su Vlahovic che Commisso valuta uno sproposito. Conoscendo le abitudini dello scouting rossonero non è l'unico nome seguito. Poi ci sarà da sciogliere il nodo Leao, talento indecifrabile e non ancora realizzato. Ma come con Brahim Diaz, l'arma a sorpresa con la Juve, bisognerà avere pazienza prima di valutare. Di sicuro Mandzukic non ha retto alle attese e potrà essere congedato. Tutti sapevano della sua assenza prolungata ma nessuno poteva immaginare che passasse più tempo in infermeria che in campo. Mentre invece quel rapace di Rebic, una specie di aquila che ti piomba addosso quando meno te l'aspetti, se c'è bisogno (a Roma come a Parma e a Torino) si presenta e lascia il segno.