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Milano vola sulle ali. Leao e Perisic sfrecciano per la volata scudetto

Il portoghese unico rossonero in doppia cifra. Il croato fece cambiare idea persino a Conte

Milano vola sulle ali. Leao e Perisic sfrecciano per la volata scudetto

Milano, nel calcio, vola ormai sulle ali. Leao per il Milan e Perisic per l'Inter sono i protagonisti dell'ultimo duello tricolore disputato a suon di gol e di perfomance da applausi. Per Ivan Perisic, croato, 33 anni, da 7 ad Appiano, di mezzo la pausa tedesca col Bayern, è una stagione da record centrati uno dopo l'altro, a cominciare dalle presenze accumulate (45 tra campionato e coppe) per passare poi ai gol (7), agli assist (8) per tacere del contributo difensivo offerto ai suoi. Su tutti, di recente, il salvataggio sulla linea rincorrendo Kessie ed evitando il possibile 1 a 1 nel primo tempo della semifinale di coppa Italia.

Perisic è stato capace, ed è forse la sua impresa clamorosa, di far cambiare idea ad Antonio Conte. Quando arrivò ad Appiano il tecnico pugliese, il croato sembrava un precario: nel giro di qualche mese è diventato un indispensabile. Altra particolarità, più unica che rara: Perisic è a fine contratto insieme con altri esponenti del gruppo eppure tifosi e società non se ne curano, pur avendogli già garantito il successore, Gosens. Non solo. A Perisic è stato detto: se trovi uno stipendio da 7 milioni, firma pure, altrimenti ne riparliamo a fine stagione. E lui, per niente condizionato né spaventato, eccolo che distribuisce gol preziosi come a Bologna e Udine.

Rafael Leao è un portoghese di 22 anni arrivato ai tempi di Boban-Maldini con la promessa di diventare un top reduce da un divorzio traumatico con lo Sporting di Lisbona che adesso gli è costato un mega rimborso da versare dopo la fuga al Lille. Ha la velocità da centometrista e l'andamento stanco che sembrano qualità in opposizione tra loro e invece si fondono nel perfetto prototipo del calciatore di talento portoghese. Del Milan è il primo puntero a entrare in doppia cifra quanto a gol, dei tifosi è il beniamino, in qualche passaggio considerato croce e delizia perché poco connesso con la partita. È della scuderia di Jorge Mendes, una specie di autorità dalle parti di Lisbona, e a lui ha affidato la trattativa con il Milan per il rinnovo finita in un binario morto a causa del finale elettrico del campionato. Se ne riparlerà con il nuovo azionista Investcorp. Pioli lo coccola e lo stimola come il figliol prodigo, Rafa lo richiama puntualmente e anche con la Fiorentina appena l'ha riportato sulla pista preferita, a sinistra, ha recuperato il gol che lo stesso Leao avrebbe meritato prima.

Perché Leao è anche questo: gol incredibili, accelerazioni improvvise, dribbling travolgente e poi errori di mira inspiegabili. Perché con l'età, con l'esperienza, punterà più alla porta che alla giocata ad effetto, come gli ha suggerito fin dal primo giorno Ibrahimovic, appena ne ha ammirato in allenamento il talento. In assenza di un attacco stellare, i gol di Leao sono il salvacondotto di Pioli e del Milan arrivato fino alle ultime tre puntate del torneo a competere con l'Inter lo scudetto. Non è il tipo da prendersi molto sul serio quando in patria gli spalancano scenari favolosi per il futuro ed è forse questa, alla fine, la sua autentica forza.

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