Missione Pirlo: caccia alla vera Juve

Oggi anticipo col Cagliari privo di Godin (positivo) e Nandez per precauzione. La Signora deve accelerare per sé e... per il tecnico

Torino. Prima di Natale, sette partite di campionato per fare la Juve. Quella vera, però. Perché la classifica altrimenti rischierebbe di complicarsi e perché, calendario alla mano, i bianconeri affronteranno eccezion fatta per l'Atalanta squadre che al momento stazionano nella parte destra della graduatoria. Si comincia stasera, allo Stadium contro il Cagliari per di più privo di Godin (positivo al tampone) e del suo connazionale Nandez, negativo ma nemmeno convocato per precauzione: condivisibile o no che sia, questa è stata comunque la scelta della società isolana. Peraltro, l'assenza di Godin priva il match della sua trentatreesima sfida con Cristiano Ronaldo, un'infinità delle quali ai tempi di Atletico Madrid-Real: possibile che lo stesso CR7 ne sia dispiaciuto, per quanto il portoghese sia solitamente concentrato su se stesso e basta.

Mettiamola così, allora: senza l'uruguaiano in campo, il fenomeno di Funchal avrà vita più facile nell'andare a caccia del settimo gol in cinque partite di campionato, dimenticando le due recenti partite senza reti con il Portogallo. Evento più unico che raro, a dirla tutta. Dopo di che, appunto, sarà tutta la Juve a dovere dimostrare di poter finalmente accelerare. Vero che Pirlo sarà chiamato a fare un passo nel futuro schierando in difesa De Ligt (esordio stagionale) e Demiral stante l'assenza di Bonucci e Chiellini, vero anche che gli avversari stanno peggio per ovvi motivi. Un eventuale mezzo passo falso stonerebbe alquanto, inutile girarci intorno: la luna di miele va considerata terminata, d'ora in avanti serviranno i risultati.

E del resto lo ha anche ribadito Andrea Agnelli in settimana, spostando lo sguardo in avanti e mettendo in chiaro che il solo obiettivo della Juve deve essere quello di «dimostrare di essere la più forte». Avanti, allora. Anche per mettere un punto a qualche altro messaggio indiretto arrivato nei giorni scorsi quando per esempio Marco Rossi, ct operaio dell'Ungheria appena qualificatasi per gli Europeo 2021, ha detto chiaro e tondo che «l'Italia non è un paese meritocratico in panchina. Da noi è importante conoscere qualcuno che sappia darti un'opportunità. Io non l'ho avuta, nonostante salvezze miracolose: se invece ti apri al mercato europeo o mondiale, le chance di lavorare aumentano». A ben vedere anche il percorso netto di Evani sulla panchina azzurra in assenza di Mancini il quale anni fa, prima di sedersi sulla panchina della Fiorentina, era stato comunque il vice di Eriksson alla Lazio certifica che un po' di gavetta è (quasi) sempre meglio farla.

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