Il Motomondo si rifugia nella bolla

Tre gare al termine, tutti in clausura per un mese. Rossi ancora in dubbio

L'imperativo è chiaro: finire il Campionato del Mondo 2020. Punto. Con l'impennata della seconda ondata di contagi in tutta Europa, Carmelo Ezpeleta ha stretto nuovamente le maglie di un già rigido protocollo sanitario che ha permesso il regolare svolgimento del Motomondiale da luglio ad oggi. Con solo tre gare ancora da disputarsi, a partire da questo fine settimana a Valencia, il patron della Dorna ha fortemente raccomandato al popolo della MotoGP (team principal e piloti inclusi) di non rientrare a casa tra una gara e l'altra di questo rush finale che prevede la doppietta spagnola e la finale a Portimao in Portogallo domenica 22.

La MotoGP entra così in una nuova bolla, ancora più rossa, rispecchiando la situazione europea con nuovi lockdown e semi-lockdown.

Per entrare nel paddock di Valencia occorre rispettare i rigidi protocolli anti-Coronavirus che prevedono un test negativo da effettuarsi due volte e 72 ore prima dell'arrivo in circuito e il rispetto assoluto degli spostamenti limitati a paddock e hotel. Ieri all'appello si sono presentati tutti tranne Valentino Rossi, risultato nuovamente positivo al test martedì scorso e in attesa dell'esito di un secondo tampone (se ancora positivo, lo sostituirà l'americano Garrett Gerloff).

«La situazione è seria e dobbiamo proteggerci da questo rivale invisibile», afferma preoccupato Fabio Quartararo. «Come abbiamo visto con Valentino, è impossibile proteggerci al cento per cento, per cui quando sono a casa, esco solo per andare al supermercato», racconta Maverick Vinales. «Cosa possiamo fare? Niente aerei, spostamenti ridotti in macchina. Quando sono ad Andorra non esco di casa» aggiunge il leader Joan Mir, «se vogliamo vincere il titolo, non possiamo permetterci di perdere una gara».

«Sono stati dieci giorni di lockdown forzato per me», racconta Franco Morbidelli, vincitore di Aragon2, «sono uscito solo per allenarmi in palestra, aperta per noi piloti dell'Accademy. Mi sono sentito come un vecchio, ho ripreso a fare piccoli lavoretti in casa per non annoiarmi».

Consapevole che il rischio zero non esiste, Andrea Dovizioso la prende con filosofia. «Cerco di stare attento, ma onestamente non abbiamo il pieno controllo, così non sono troppo preoccupato».

Intanto è esploso a Valencia il caso Yamaha. Nel mirino le valvole dei motori della M1 usati in gara-1 a Jerez da Quartarato (1°), Viñales (2°) e Morbidelli (5°). Dopo il «No comment», dei piloti Yamaha in conferenza stampa, che temevano una penalizzazione che avrebbe messo a rischio la corsa al Mondiale, in serata è arrivata la decisione: penalizzazione per i team Yamaha ma piloti salvi. La violazione del protocollo che autorizza le modifiche tecniche solo dopo l'approvazione unanime della Msma, costa 20 punti alla Monster Energy, team di Vinales e Rossi, e 37 alla Petronas SRT di Morbidelli e Quartararo.

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