Mou, l'ex Special one rimpianto da tutti. Ma non per il gioco

Manita di esoneri per José. Da fenomeno gli restano ormai solo le liquidazioni

Mou, l'ex Special one rimpianto da tutti. Ma non per il gioco
00:00 00:00

Fallito l'aggancio con la nazionale italiana sembra prossima l'assunzione alla nazionale portoghese. Josè Mourinho non cade ma resta in piedi, quinto esonero della sua gloriosa carriera, dopo Chelsea, Manchester United, Tottenham, Roma anche il Fenerbahce gli ha consegnato la lettera di licenziamento, seguirà corrispettivo, indennizzo di 15 milioni di euro comprensivi degli aiutanti di campo. Come liquidazione resta in assoluto uno special one e più one, come professionista conserva il fascino esclusivo, come allenatore non ha mai esaltato gli esperti di football ma sull'almanacco contano i risultati e l'uomo di Setubal ha l'argenteria piena di trofei. Lo rimpiangono dovunque non certo per il gioco ma per le giocate delle sue parole, per la (im)postura a bordo campo, il dito nell'occhio di Tito Vilanova, il pizzicotto alle narici del collega rivale Okan Buruk, gli avversari del Galatasaray definiti scimmie saltellanti o il dizionario di casa nostra come la prostituzione intellettuale o le manette, gli zero tituli, riservati con perfidia agli avversari ma, per contrappasso dantesco, adesso capitategli sul suo capo brizzolato alla Clooney. Dicono che l'epilogo turco rappresenti il crepuscolo del dio, il tramonto definitivo, anche per i termini feroci, fulminei con i quali si è realizzato, due giornate di campionato, due partite di qualificazione alla champions, poco, nulla, falliti gli obiettivi per i quali era stato ingaggiato e benissimo pagato dal club di Instabul.

Quando aveva voglia di molestare gli intervistatori, gli piaceva ricorrere alle citazioni e, fra queste la più ricorrente, riguardava i pensieri di Hegel: "La verità è tutto, è sempre tutto", riferendosi ovviamente alle vittorie ma già ai primi segnali di tramonto aveva offerto il meglio del filosofo tedesco: "La civetta di Minerva spicca il volo soltanto al crepuscolo", dunque la saggezza e l'intelligenza raggiungono la fine, non cambiano la realtà ma la spiegano, dunque la chiusura di una carriera nel caso del portoghese.

Astuto come pochissimi, in una folla di ignoranti ha saputo sempre e dovunque distinguersi, non spacciando il credo calcistico ma altri comandamenti del football, contro il più forte, furbescamente vittima e martire del sistema però al riparo comodo, con il sedere affondato nella nutella di ingaggi sontuosi, scorretto anche con i propri dipendenti, calciatori, massaggiatori, medici o addirittura contro i propri dirigenti, amante clandestino, fascinoso testimonial pubblicitario, simbolo di un calcio di parole ma non specifiche di tattica da kamasutra ma ben altro, lo spogliatoio, il gruppo, i tifosi a differenza di un suo illustrissimo collega, Carlo Ancelotti passato ai libri di calcio per avere vinto tutto ma senza aver eccitato la folla o lasciando scie velenose, infine andandosene a villeggiare a Rio per guidare il Brasile, proprio prendendo il posto di Mourinho che aveva rifiutato l'offerta della nazionale più titulata al mondo. Strade parallele e mai convergenti, professionisti seri e uomini diversi, il football riserva oggi cronaca malinconica per chi non è più special ma normal. È questa la sua partita più difficile. Prevedo, come detto, la nazionale portoghese ma gli inglesi della Premier hanno voglia di divertirsi di nuovo e non si escludono ritorni di fiamma. La civetta di Minerva torna a volare.

"Ogni essere umano vuole vedere riconosciuta davanti agli altri la propria superiorità e poiché tutti vogliono la stessa cosa il conflitto è inevitabile" Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Josè Mario dos Santos Mourinho Felix).

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica