Il nuovo "stadio" ai tempi del Covid. Fischi e applausi dalla tribuna ai social

Gli insulti diventano virtuali: Vidal l'ultima vittima. E gli impianti senza pubblico tolgono pressione ai giovani e stimoli ai vecchi

Ci ha rivoluzionato la vita e le abitudini. Modificato la quotidianità. Mortificato i rapporti. E questo maledetto virus ha cambiato radicalmente anche il nostro modo di vivere il calcio. Stadi vuoti e tifosi chiusi a casa hanno alterato la nostra percezione ma anche quella dei calciatori e degli allenatori. Indicazioni, imprecazioni, consigli, amplificati dai microfoni direzionali delle tv, arrivano sui nostri divani come mai prima, facendosi sentire quasi in campo. Ma in campo non arrivano più fischi e insulti diretti a chi sbaglia. Un bene per alcuni, quasi un rimpianto per altri. Con la diretta conseguenza che l'angolo della protesta si trasferisca dalla curva ai social.

Succede che un giocatore giovane, magari inesperto e con le spalle ancora strette, tragga inevitabilmente un vantaggio dal silenzio degli spalti. Giocando senza pressioni, quasi fosse un'amichevole di metà settimana con il solo allenatore pronto a cazziarti in caso di errore. E così, è chiaro che un Rafael Leao possa esprimersi senza difficoltà nonostante l'inesperienza in una cattedrale del pallone come San Siro come un Frabotta allo Juventus stadium. Ma è altrettanto chiaro che un giocatore esperto e carismatico, alla Ibrahimovic o alla Cristiano Ronaldo, soffra un po' nel non avere l'urlo della curva ad ogni giocata od ogni gol. Anzi, il fischio e il mugugno per chi ha tanta personalità può essere quella spinta in più per giocare anche meglio e rispondere a petto in fuori alla provocazione.

Non va poi dimenticata l'assenza di spinta da parte del pubblico. Giocare in uno stadio vuoto può annullare il fattore campo tradizionale e in alcuni casi può togliere parecchio. Prendiamo ad esempio stadi caldi e passionali come il Ferraris di Genova o il Franchi di Firenze. Come può inibire, il tifo può spingere la squadra nei momenti di difficoltà e portare i giocatori oltre ai propri limiti. Nel silenzio, tutto diventa possibile e anche il fascino di stadi nobili e di tradizione si perde nell'eco.

Così come finiscono per mancare anche i fischi e le critiche. Ne sa qualcosa Arturo Vidal. In questo sciagurato inizio di stagione dove il cileno ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, ogni suo tocco di palla non perfetto sarebbe accompagnato da fischi, sospiri e mugugni da un esigente San Siro stufo di errori. Ora invece il cileno si trova a replicare sui social network ai tifosi che lo criticano e lo attaccano. Lui, dopo il gol sbagliato con la Roma, se l'è cavata dicendo che «ne segnerò uno e poi altri 10», altri magari l'avrebbero presa peggio demoralizzandosi. Ah, la personalità. In fondo fa sempre la differenza. Con lo stadio pieno o vuoto, con la tribuna che urla o con il post che fa arrabbiare. Questo, almeno questo, il maledetto virus non l'ha cambiato.

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