Più forte degli infortuni. Omar, il calvario olimpico finisce dopo otto anni

Visintin nella storia. Dai Giochi stregati nelle ultime edizioni al ko 60 giorni prima di Pechino

Più forte degli infortuni. Omar, il calvario olimpico finisce dopo otto anni
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Quel due senza il tre non l'avrebbe accettato. La terza olimpiade in bianco Omar Visintin, da Lagundo, non l'aveva nemmeno presa in considerazione. Predestinato al podio non si sentiva, ma soddisfatto e rimborsato ora sì, lo può gridare. La cronaca del suo bronzo nello Snowboardcross non è solo il primo sigillo olimpico azzurro della disciplina, ma è una storia lunga otto anni. E Visintin ieri, commosso sul podio, se l'è ricordata tutta. In pista ha fatto, come al solito, a sportellate con destrezza e pelo sullo stomaco, cedendo solo a all'austriaco Alessandro Haemmerle e al canadese Eliot Grondin. Ma quando ha capito di avere anche lui un posto a tavola (da surf) su quel podio, i suoi 32 anni vissuti pericolosamente gli son passati tutti davanti: «Combatto dal 2014 ed ero pronto a smettere, ora invece penso a Milano Cortina 2026 e magari pure oltre».

Promessa del cross, fin dal debutto nel 2008 in Valmalenco, 6 vittorie, 11 podi, la coppa del Mondo nel 2014. A Sochi sbarca da protagonista, ne riparte in carrozzella: si rompe la gamba in finale. Signori, questo è il cross, piatto ricco per atleti ed ortopedici. Nel 2018 la sua olimpiade dura pochi secondi: un collega gli cade a terra di fronte. Lui frena e risale su un volo per l'Italia. Nel 2019, intanto, debutta la gara mista a squadre e lui accompagna il team all'argento mondiale. A novembre scorso sbarca già in Cina: il cross riesce a fare le preolimpiche, proibite, per esempio, all'alpino. Chiude secondo sul tracciato di Secret Garden, ma gli ostacoli non sono finiti. La settimana dopo Visintin si lussa il gomito e rimedia il solito trauma cranico. «Decido di operarmi, per accorciare i tempi»: ci pensa ancora una volta Gabriele Thiebat, il doc della Fisi e di questi soldati del corpo a corpo sulla neve, che è dovuto restare in Valle D'Aosta per un contatto con positivo. «Certamente il braccio non è al massimo, ma tanto mi è bastato per mettermi al collo il bronzo», ha commentato dopo l'impresa.

Ora tutte le cicatrici hanno un senso: «Avevo deciso di lasciar partire i compagni e poi recuperare: non ero favorito, ma ho lottato». Omar è così: è uno che si butta, altrimenti al liceo, che su a Malles sforna campioni, avrebbe seguito i suoi compagni. Nella sua classe di ferro c'era il Dominik che poi è diventato il Paris della discesa: «Suono come lui la chitarra e sono arrivato fino alla squadra B di sci alpino», ricorda. C'era anche l'altro Dominik, il Windisch del biathlon, altro olimpionico, «ma a me serve più adrenalina».

La ritroverà fra poche ore (dalle 3 di stanotte) nel debutto olimpico della team mixed con Michela Moioli, ancora delusa dal mancato bis d'oro nella gara individuale, ma vogliosa di rifarsi. Omar e Michela sono pronti per apparecchiare un'altra tavola di cross e delizia.

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