La "piccola" Italia ai piedi di Insigne

«Bassi, ma abbiamo qualità... Ancelotti? L'ho incontrato tardi. Scudetto difficile»

La dedica è per lui, il nuovo re di Napoli, Carletto Ancelotti. Lorenzo Insigne ha visto la scintilla di una nuova carriera: «L'ho incontrato tardi». Una frase dolceamara' che nasconde, forse, un rapporto non perfetto con Sarri. Ancelotti l'uomo giusto per regalare un sogno a Napoli: «Lo scudetto è molto difficile, ma ci proveremo». Amore calcistico totale: «Il nostro allenatore è uno che sa sempre sorridere, la persona più umile al mondo, tecnico straordinario sia sul campo che umanamente. È impossibile litigare con lui, anche quando ti sostituisce o ti manda in panchina È un grande, e cercherò di assorbire tutti i suoi consigli».

Un sentimento così forte nasce anche da un cambiamento di ruolo. La mossa indovinata di Ancelotti è stata quella di avvicinare Insigne alla zona decisiva, dove un attaccante determina. Il conto è già di valore, Lorenzo ha fatto 10 gol e 3 assist: «Il mio nuovo ruolo nel Napoli è stata una sua intuizione. Lo ha deciso dopo la gara di Genova con la Sampdoria. Me ne ha parlato e io sono stato felicissimo di seguirlo: mi piace molto stare più vicino alla porta. È la mia stagione migliore, mai ero partito così». Potrebbe essere l'anno buono «Al Napoli serve un successo - spiega Insigne -, ma la Juve probabilmente ha la rosa più completa in Europa, proveremo a darle fastidio fino alla fine. Ancelotti ci ha dato una grande mentalità, lo si è visto anche in Champions: in pochi ci pronosticavano in piena corsa per la qualificazione con Liverpool e Paris Saint Germain nel girone. L'ho ripetuto anche a Verratti: vi daremo del filo da torcere».

È arrivato il momento di cambiare marcia pure in Nazionale perché Insigne ha sempre vissuto una sorta di dicotomia tra il rendimento sotto il Vesuvio e quello in azzurro: in 29 presenze solo 4 gol. «Con questa maglia ho sempre dato il massimo, ma qui si arriva una volta al mese ed è difficile trovare l'intesa che c'è in un club. Al Napoli ci conosciamo da tre anni, siamo sempre gli stessi, giochiamo a memoria, anche se sono cambiati gli allenatori, è più facile esprimersi». Lorenzo è più maturo: «Penso di essere cresciuto. E vedrete, anche quando verrò sostituito non mi arrabbierò più». Intanto in Nazionale c'è Mancini: «Ho trovato un tecnico molto simile ad Ancelotti a livello di mentalità. Il Ct ha cambiato qualcosa tecnicamente, e nelle ultime gare si è visto un bel passo in avanti. D'altronde Mancini è un altro abituato da sempre a gestite i grandi giocatori e ci può aiutare moltissimo a crescere. Ha ragione Verratti, la Nazionale è guarita e ci sono tanti giovani molto forti. Ci siamo anche noi piccoletti', ma coi piedi buoni».

Sabato a Milano sfida vera, anzi decisiva col Portogallo (62.000 biglietti venduti, di cui 8.500 distribuiti a società professioniste e dilettanti e a scuole calcio della Lombardia). «Cerchiamo di portare a casa i tre punti per continuare a sperare in un primo posto difficile, ma non impossibile. Abbiamo una grande Nazionale, possiamo metterli in difficoltà. E poi ci sarà lo stadio pieno: vediamo di dare una grande risposta alla gente». Già, San Siro un anno dopo la disfatta del calcio italiano: «Sì, ci penso, un brutto episodio, una serata terribile. Ma non ero deluso per la mia panchina, sia chiaro, ero distrutto solo per la mancata qualificazione. Io ho sempre accettato le scelte dell'allenatore e c'era fiducia nei ragazzi schierati da Ventura. Come è andata col Chievo? Non lo so, ma faccio al nostro vecchio Ct un grande in bocca al lupo, prima della Nazionale aveva sempre fatto benissimo». Ieri controlli antidoping a Coverciano da parte di Nado Italia per Insigne, Florenzi e Pellegrini.

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