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La coppa d’orgoglio per i cugini poveri

Il piccolo Paris batte i campioni del Psg

La coppa d’orgoglio per i cugini poveri
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Evitiamo perditempo su retorica di repertorio, la favola di Pollicino e l'Orco, in verità il calcio è un gioco nel quale a volte la squadra più debole vince e quando avviene allora ecco la letteratura con la lacrima e lo zucchero a velo. Qui si tratta del Paris football club, seconda squadra della capitale, che nei sedicesimi di finale di coppa di Francia ha fatto fuori nella loro dimora i campioni d'Europa del Paris Saint Germain. Un po' di romanzo c'è in verità ma è roba buona perché il regolamento del torneo prevede che fino ai quarti non c'è video arbitraggio, niente Var, si gioca come una volta e può accadere quello che è appunto accaduto, anche con il gol dell'ex, Ikoné, reduce da mille battaglie, compresa quella d'Italia con la Fiorentina. Bando alle ciance, i ricchissimi hanno tirato 25 volte verso la porta difesa dall'eroe della notte parigina Obed Nkambadio, portiere di anni 21 che ha effettuato sette parate sette decisive mentre i suoi compagni si sono limitati a 4 tiri in porta, a confermare l'inutilità dei numeri si segnala che il Psg ha tenuto palla per il 70 per cento dell'incontro. Le chiacchiere stanno a zero, il football antico, senza monitor e announcement, riserva emozioni, il vintage (sostantivo inglese ma di radice francese vingt-age, vent'anni) fa sempre il suo effetto, Luis Enrique ha dato di matto come ormai quasi tutti i teatranti a bordo campo, denunciando l'anticalcio degli avversari e dichiarando che il risultato è ingiusto, bizzarro ma va accettato.

Ikoné gli ha tolto il gusto del triplete, la coppa di Francia, a differenza del nostro torneo tricolore fasullo, è roba davvero nazionale, conta 108 edizioni ed è aperto a 7000 squadre, insomma allonsenfants de la patrie, tutti in campo alla ricerca del colpo di teatro. E così fu.

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