Pochettino, l'allievo di Bielsa che ha fidelizzato il Tottenham

Ha confermato tutta la squadra dell'anno scorso. «E ora sogno»

Pochettino, l'allievo di Bielsa che ha fidelizzato il Tottenham

Londra Scopritore, mentore, secondo padre. Marcelo Bielsa rappresenta la stella polare di Mauricio Pochettino. Fin da quando El Loco è piombato a casa sua nel cuore della notte per convincere i suoi genitori a tesserarlo per i Newell's Old Boys. Poc aveva solo 16 anni, quattro anni più tardi, già capitano del club di Rosario, avrebbe compilato la prima scheda tattica commissionatagli da Bielsa. Difensore ruvido, lo straniero con più presenze all'Espanyol, ha giocato anche in Francia prima di ritirarsi.

Ancora una volta, davanti all'ennesimo crocevia della vita, è Bielsa ad indirizzarlo verso il mestiere di allenatore. Per ottenere il patentino, la scelta di Pochettino è quanto mai insolita: diventa l'allenatore in seconda della squadra femminile dell'Espanyol. Un tirocinio che dura pochissimo perché l'anno successivo, davanti alla crisi della prima squadra, viene promosso. Una mossa disperata che si rivela vincente. All'esordio impatta miracolosamente contro il Barcellona di Pep Guardiola, un mese dopo i pericos vincono al Camp Nou come non capitava da 27 anni. La salvezza è un vero miracolo sportivo. In Catalogna resta altre tre stagioni, facendo esordire 23 giovani della cantera, prima di sbarcare a Southampton.

Calcio d'attacco, fiducia nei giovani, etica del lavoro, i pilastri del suo credo calcistico. Che dal 2014 impartisce dalla panchina del Tottenham, l'eterna delusa del calcio inglese. Dove non ha ancora vinto nulla (miglior piazzamento, un secondo posto in Premier league due anni fa) eppure viene venerato dai tifosi come un guru indiscutibile. Osare è fare, non è solo il motto degli Spurs ma la filosofia dello sceriffo di Murphy, che la scorsa estate ha congelato il mercato (in entrata e uscita) per dimostrare ai giocatori la sua piena fiducia. Quella che riceve incondizionatamente dalla proprietà, ragione per la quale difficilmente cederà alle lusinghe che riceve da ogni angolo d'Europa (Italia compresa). «La cosa più importante è condividere un progetto con tutte le componenti della società - ha ricordato anche ieri, vigilia della semifinale di Champions contro l'Ajax -. Mi reputo molto fortunato perché qui i vertici mi hanno sempre sostenuto, e questo mi ha permesso di affermare i miei principi». Finendo per superare un altro figlioccio di Bielsa, Pep Guardiola, battuto nei quarti di finale. «Sto vivendo un sogno - ha ammesso Pochettino -. Essere in semifinale di Champions league è un traguardo che mi ero prefissato. Sono un sognatore: se sei ambizioso e vuoi ottenere qualcosa nella vita, devi sognare».

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