La profezia di Sacchi: cosa accadrà all'Europeo. E l'Italia...

L'ex commissario tecnico di Usa '94 e Inghilterra '96 spiega le sue previsioni sull'Europeo

La profezia di Sacchi: cosa accadrà all'Europeo. E l'Italia...

''Spero vada il più avanti possibile, ma ci sono squadre sulla carta più qualificate. Non chiediamole più di quello che può...''. Sono le parole di Arrigo Sacchi che, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, non si sbilancia sul cammino dell'Italia agli Europei 2020. Gli Europei inglesi del '96 furono uno dei crucci più grandi della sua carriera. Sono passati anni ma quel rigore di Zola, parato dal tedesco Koepke, che costò l'eliminazioni della sua Italia ai gironi, è sempre lì nella sua mente. In fondo nessuno come Arrigo come conosce le insidie di una competizione del genere.

Nel giorno di Italia-Turchia che aprirà gli Europei l'ex tecnico rossonero, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, preferisce frenare sulle ambizioni degli azzurri. Secondo l'ex ct sono da rivedere le aspettative sulla squadra di Mancini, che ha già fatto un grosso lavoro sul progetto azzurro, o meglio vanno calibrate, considerando il valore delle altre squadre: "Spero vada il più avanti possibile, ma ci sono squadre sulla carta più qualificate. Abbiamo sempre la memoria corta: quante volte abbiamo vinto l’Europeo? Solo nel 1968. E gli ultimi risultati? Abbiamo saltato il Mondiale. E i club? Non vincono da undici anni…

Perché allora la Nazionale dovrebbe vincere? Non chiediamole più di quello che può. Quando una squadra dà tutto quello che ha, ha già vinto". Il punto della forza degli azzurri è senza alcun dubbio la forza del gruppo, privo di grandi stelle ma che gioca sempre da squadra. Un aspetto che Sacchi sottolinea con evidente piacere, avendo nel corso di tutta la sua carriera preferito sempre la coesione di squadra all'egoismo del singolo: "Decisiva sarà la squadra. Ancora oggi c’è qualcuno che oggi pensa che il calcio sia uno sport individuale, ma 1×1 fa 1, mentre 1×10 fa 10. Per esperienza e talento ci sono squadre più forti, ma il calcio è uno sport di squadra, di sinergie e collaborazione. Andremo avanti giocando da squadra. Oggi non è possibile avere giocatori che non siano polivalenti: tutti attaccano e tutti difendono, in spazi strettissimi. Poi dipende dall’atteggiamento: se si va in vantaggio e si arretra…". Sul lavoro di Roberto Mancini invece non ci sono dubbi. Il Mancio ha il grande merito di aver ereditato l'Italia nel momento più difficile della sua storia, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2018 e aver ridato grande entusiasmo all'ambiente oltre che un gioco convincente e spettacolare:"Sta facendo un lavoro enorme. Anche dal punto di vista storico. Nel 2016 con Conte siamo usciti, ma con dignità. Chiediamogli la dignità. La sua impresa e coraggiosa e innovatrice. Entusiasmo, modestia e intelligenza sono le nostre armi. Abbiamo fatto squadra due volte grazie agli effetti del pubblico ludibrio nell’82 e nel 2006. Cerchiamo di migliorare anche culturalmente. Dopo il Mondiale '94 scrissi solo 'grazie a tutti', perché siamo andati oltre le nostre possibilità".

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