Russia 2018

Putin grazia le Pussy Riot: niente Siberia, solo multa e daspo

Niente pugno duro contro le Pussy Riot - tre donne e un uomo - che hanno invaso il campo durante la finale dei Mondiali tra Francia e Croazia. Le quattro pagheranno una multa e per qualche tempo non potranno entrare allo stadio

Putin grazia le Pussy Riot: niente Siberia, solo multa e daspo

Poteva andare peggio. È quanto avranno pensato le quattro Pussy Riot, tre donne e un uomo, che dopo avere fatto invasione di campo durante la finale dei Mondiali di calcio tra Francia e Croazia, sono state avvertite della pena che verrà loro comminata. Una pena lieve, che consisterà in una multa tra i 3 e i 10 mila rubli (41-136 euro) - sostituibile con 160 ore di lavori socialmente utili - e in un possibile divieto di accesso alle manifestazioni sportive tra i 6 mesi e i 3 anni. Può tirare un sospiro di sollievo anche Sandro Piccinini. Durante la telecronaca della partita, il telecronista Mediaset aveva espresso un po' di preoccupazione sul destino dei quattro attivisti, il cui blitz voleva attirare l'attenzione del mondo sul problema dei prigionieri politici in Russia. Come il regista ucraino Oleg Sentsov, 42 anni, condannato a 20 anni per "terrorismo" e "traffico di armi".

Tutto era stato organizzato nei minimi dettagli, compresa la rivendicazione arrivata puntuale attraverso i propri profili social. Le Pussy Riot hanno centrato il loro obiettivo, riuscendo con un'azione eclatante a contestare la stretta sui diritti delle persone in vigore in Russia per volere di Vladimir Putin. Un po' a sorpresa, il presidente russo non ha optato per il pugno di ferro. Gli invasori di campo saranno puniti con una pena tutto sommato lieve, consistente in una multa non superiore ai 135 euro e in un Daspo - Divieto di accedere alle manifestazioni sportive - tra i 6 mesi e i 3 anni.

Era il 53' della partita quando tre donne e un uomo, travestiti da poliziotti, avevano superato tutti i controlli riuscendo a fare invasione di campo. Portati in una stazione di polizia, hanno spiegato di averlo fatto rappresentando "poliziotti celesti in silenzio a guardare gli appassionati del mondo (...) e le regole del gioco", a differenza "dei poliziotti terrestri" russi che "disperdono i manifestanti" e "fanno del male a tutti". Tra i fermati spiccano due nomi noti all'opinione pubblica del Paese, quelli della modella Veronika Nikulshina e di Olga Kurachyova, che in passato ha lavorato per la BBC russa. Alla fine Putin ha deciso dunque di graziare i quattro compagni d'avventura. Non era andata altrettanto bene alle altre Pussy Riot che nel 2012, dentro la Cattedrale di Mosca, avevano cantato una preghiera anti-Putin: per loro una condanna a 2 anni di carcere. Una di loro, la leader del gruppo musicale, Nadia Tolokonnikova, era stata addirittura trasferita in un campo di lavoro in Siberia.

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