Rafa&Rudi, è il fattore R. E il calcio cambia padroni

Roma e Napoli in vetta sognando in grande. Ecco i segreti di Benitez e Garcia, due incontentabili dal volto umano: intensità di gioco, fraseggio, accelerazioni

Rafa&Rudi, è il fattore R. E il calcio cambia padroni

Era dai tempi di Mourinho che un allenatore straniero non guidava il campionato italiano. Vero Moratti? Bisogna addirittura risalire al 1960-70 per trovare due squadre allenate da immigrati o giù di lì in cima alla classifica: la Fiorentina di Pesaola, l'Inter di Heriberto Herrera. Durò poco. Si ha invece l'impressione che Rudi Garcia e Rafa Benitez, francese di origini andaluse il primo, madrileno il secondo, possano fare la storia di questa stagione alla guida di club che da anni non figurano in vetta alla classifica. A Roma e Napoli godono come matti, specie dopo i risultati di domenica scorsa. Con i giallorossi che negli ultimi cinque derby avevano solo rosicato (quattro sconfitte, un pareggio) e i partenopei che non battevano il Milan a San Siro dal 1986. Era maradoniana, per intenderci. All'esordio in Serie A Rudi, alla seconda esperienza Rafa dopo il semestre tormentato nell'Inter abbandonata da Mou. Chissà che non si ritrovino a braccetto anche il 19 ottobre in occasione di Roma-Napoli, allora potrebbero eliminare la ragion di stato dai loro discorsi. In fondo la concorrenza non appare indomabile: vedi la Juventus con la testa in Champions League, l'Inter corsaiola di Mazzarri, la Fiorentina orfana ancora per 40 giorni di Gomez. Il Milan poi...

Bravi loro, ancora di più chi li ha voluti: da un lato Sabatini, ds romanista, finalmente libero dai lacci di Baldini, che ha puntato il giusto sull'ex allenatore del Lilla; dall'altra De Laurentiis, presidente del Napoli, che ha fatto rotta sul tecnico spagnolo per dare una veste internazionale al suo club. Scommessa vinta, almeno per ora. La Roma è a punteggio pieno dopo 4 turni, non ci riusciva dal 1960-'61, e ha finalmente vinto il primo derby da quando la proprietà è passata agli americani. «Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio», ha detto Garcia per sottolineare come la sua squadra abbia ripreso la leadership calcistica della Capitale. «E poi il derby non si gioca, si vince», ha chiosato. In un baleno ha messo d'accordo vecchi e giovani tifosi, soprattutto ha ridato dignità a De Rossi. Ma se la Roma non pensa in grande dopo le delusioni legate al recente passato, il Napoli guarda allo scudetto, magari alla Champions. «E siamo solo al 73%», il commento di Benitez che della partita vinta a San Siro ha immagazzinato non solo i tre punti, ma anche gli aspetti meno positivi. Ad esempio il centrocampo apparso per lunghi tratti in inferiorità numerica. Intanto ha battuto il club più in forma d'Europa, il Borussia Dortmund, e a San Siro ha dato spettacolo nelle fasi iniziali dei due tempi. Giocasse sempre così, sarebbe imbattibile. Con l'argentino Higuain che non fa rimpiangere Cavani e riporta costantemente al ricordo di Maradona.

Di entrambi piacciono l'intensità del gioco, il fraseggio a metà campo e le accelerazioni in avanti. I piedi buoni fanno il resto. Ma quello che è cambiato all'interno di ambedue i gruppi è la mentalità. In termini diversi Rudi e Rafa hanno messo subito le cose in chiaro: «Si va in campo sempre e comunque per ottenere il massimo, l'unico modo per aumentare l'autostima e ottenere il rispetto degli avversari». Vincenti lo sono per natura. Nell'albo d'oro di Benitez figura di tutto, dai successi con il Valencia, mica con Barcellona o Real Madrid, a quelli con Liverpool e Chelsea: scudetti, Champions League, Europa League, coppe e supercoppe. Più la Coppa del Mondo per club con l'Inter. Garcia ha realizzato il "double" con il Lilla nel 2010-'11; Ligue 1 e Coppa di Francia. L'uno e l'altro non accettano compromessi, basti ricordare le dimissioni di Garcia dal Lilla per divergenze con l'allora ds Xavier e lo sfogo di Benitez all'indomani del successo in Coppa del Mondo con l'Inter per mancanza di rapporti con la dirigenza nerazzurra. I fatti gli hanno poi dato ragione. Stranieri in Italia, in ogni senso.