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Il ragionier Giovannini timbra il bronzo. E la Lollo chiude quarta un'Olimpiade da sogno

Dopo l'oro a squadre "Giova" sul podio nella mass start. Niente impresa finale per Francesca

Il ragionier Giovannini timbra il bronzo. E la Lollo chiude quarta un'Olimpiade da sogno

La medaglia numero 30 a questi Giochi ha il passo lungo e la faccia da ragioniere. Milano applaude Andrea Giovannini e chiude un'Olimpiade da record per il pattinaggio su pista lunga con la quinta medaglia a Rho Fiera: la mass start diventa teatro di un sorpasso che sa di romanzo sportivo. Quattro Giochi, chilometri di fatica, e finalmente il lieto fine per il calcolatore Giova. Altro che Fantozzi: qui c'è la tenacia che graffia il ghiaccio.

La mass start è disciplina olimpica anche grazie alla battaglia di Ottavio Cinquanta, ex presidente Isu, che l'ha voluta nel programma. Giovannini, fresco di oro olimpico nel team pursuit insieme a Ghiotto e Malfatti, l'ha onorata come meglio non si poteva: sprint secco, bronzo al collo, e dietro l'americano Jordan Stolz, il ventunenne fenomeno annunciato, piegato dall'esperienza del vecchietto trentino. "Ho sempre creduto di poterlo battere. È un bronzo che vale oro", dice Giova, 32 anni, uno che chiacchiera poco e fa parlare le gambe.

Dietro il podio c'è però un paradosso tutto italiano: una Nazionale fortissima senza un impianto coperto dove allenarsi. Si viaggia, si macinano trasferte, si chiede in prestito un ovale. Spesso quello di Inzell, in Germania. "Avere una pista in Italia cambierebbe tutto", confessa Giovannini. "Per noi più grandi significa stare lontani da casa 250 giorni l'anno. Mia figlia Celeste ha iniziato a camminare e l'ho vista su WhatsApp". Il prezzo del successo è anche questo: chilometri di ghiaccio e nostalgia di casa. Il popolo dei pattinatori cresce e si riconosce nel suo capitano. Riccardo Lorello, bronzo nei 5mila, lo indica come modello. "Se te lo riconoscono, capisci di aver dato qualcosa", racconta Giovannini. La ricetta? "Lavorare, lavorare, lavorare. Non ci sono segreti. Si soffre, ma l'unica via è il lavoro". Parole semplici, medaglie pesanti. E il futuro? Il 2030 potrebbe profumare di casa, magari Torino. "Ora devo godermi la famiglia. Poi si vedrà".

Intanto, in zona mista, gli occhi lucidi di Francesca Lollobrigida raccontano un'altra verità: quarto posto nella mass start, due ori in tasca, il peso delle critiche sulle spalle per la presenza del figlio Tommaso alle interviste. "Correre in casa mi ha caricato a pallettoni, sono state delle Olimpiadi speciali e condividerle con mio figlio è stato speciale. Si può essere madre, moglie e atleta di altissimo livello. Da qui mi porto l'amore ricevuto. La gara? Ho sbagliato io, dovevo lanciare prima la volata e invece ho preso tante sportellate, sono rimasta indietro e ho perso la medaglia".

Milano spegne i riflettori con una certezza: senza pista, senza alibi, con il cuore oltre l'ostacolo, l'Italia del ghiaccio ha scritto la sua pagina più calda. E adesso chiede solo un tetto sotto cui continuare a volare.

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