Juve, senti Rampulla: "Vi dico cosa manca...". E il ricordo che "brucia"

In esclusiva per ilgiornale.it, Michelangelo Rampulla ha toccato diversi temi tra cui l'Inter di Conte, la Juventus di Pirlo paragonata a quella del passato e molto altro ancora

Juve, senti Rampulla: "Vi dico cosa manca...". E il ricordo che "brucia"

Michelangelo Rampulla ha vestito per dieci anni la maglia della Juventus, dal 1992 al 2002, e nel corso delle stagioni ha messo in bacheca diversi trofei: 4 scudetti, una coppa Italia, due supercoppe italiane, una Coppa Uefa, una Champions Leauge, una coppa intercontinentale e una supercoppa europea.

L'ex portiere di Cremonese, Cesena e Varese si è ritirato nel 2002, all'età di 40 anni ma è sempre rimasto nel calcio come allenatore dei portieri delle giovanili della Juventus e poi con Marcello Lippi al Guangzhou Evergrande prima e con la nazionale cinese poi sempre nel medesimo ruolo. Rampulla si è sempre dimostrato un grande professionista in campo e fuori e chi meglio di lui poteva dare un giudizio sul campionato italiano e non solo.

In esclusiva per ilgiornale.it, Rampulla ha toccato diversi temi tra cui la lotta scudetto, a suo dire ormai chiusa, di Pirlo, dell'Inter di Antonio Conte della sua Juventus che in quei dieci anni dal 1992 al 2002 vinse tutto ma perse anche due finali di Coppa dei campioni e uno scudetto e molto altro ancora

Rampulla, cosa ne pensa di questo campionato di Serie A? Per lo scudetto è ormai andata?

“Credo che ormai ci sia poco da dire, i punti di vantaggio dell’Inter sulle concorrenti sono molti a otto giornate dalla fine. La squadra di Conte ha poi confermato di essere la squadra più forte e quindi vincerà il campionato con merito”.

La stagione della Juventus può considerarsi una delusione?

“A dire il vero non più di tanto perché dopo tanti anni di grandi vittorie ci poteva stare un anno di transizione avendo scommesso su Pirlo che non aveva nemmeno mai allenato prima. Mi aspettavo fosse più vicina all’Inter in campionato, questo sì, pensavo sarebbe stata una lotta tra di loro punto a punto ma invece non è stato così con il Milan che con grandi meriti si è intromesso nella lotta scudetto che ripeto è finita”.

Si aspettava una debacle bianconera anche in Champions?

“No, certamente questa è stata la grande macchia della stagione. La Juventus però non è ancora al livello delle squadre che sono arrivate allle semifinali. Come squadra e collettivo c’èancora da lavorare però ai quarti di finale ci doveva arrivare. Vero è che la Champions League è una competizione particolare ci vuole anche fortuna con infortuni, stato di forma e altre cose però la Juventus avrebbe dovuto centrare almeno i quarti di finale, questo assolutamente sì”

La Juventus deve cedere CR7 o puntare ancora su di lui?

“Se vuoi fare un discorso a medio lungo termine sicuramente devi pensare ad altri giocatori detto proprio sinceramente. Però sai, fare a meno di Ronaldo per qualsiasi società è un problema anche se l’anno prossimo farà 37 anni. Ti serve un giocatore così anche a livello di marketing e di immagine. Non sarà una scelta facile per la società e dipenderà tanto da cos’avranno in programma. Io credo che nella testa della dirigenza ci sia di avere Pirlo almeno altri 3-4 anni, quindi ci può anche stare un discorso di privarsi di CR7 per prendere altri 3-4 giocatori utili a rinforzare la squadra”.

Se saltasse Pirlo sarebbe dunque sorpreso?

Sarei spiazzato, certo. Se prendi Pirlo e inizi percorso con lui ci sta che ci possa essere un anno di transizione quindi ci rimarrei male se dovessero cambiare subito. Sarei sorpreso perché vuol dire che non è stata soluzione lungimirante ma io alla fine credo che ci sarà ancora lui sulla panchina della Juventus”.

L’Inter di Conte gioca bene o gioca male? E il tecnico leccese resterà in nerazzurro?

“Per me gioca bene, assolutamente. Poi il discorso di giocare bene al calcio è relativo. Barcellona-Juventus finì 0-3 per la Juventus con il 75% di possesso palla dei blaugrana ma il possesso palla non significa nulla. Per me il calcio è pressing, intensità, belle giocate, uno-due, dribbing, tunnel, non il tiki taka fine a se stesso. In Italia dobbiamo un po’ sganciarci da certe idee perché poi andiamo in Europa e non siamo all’altezza molte volte... Tornando all’Inter penso che alla fine Conte resterà ancora anche perché non penso che il club si priverà di un allenatore che gli ha riportato lo scudetto dopo anni. La società non può fare a meno di lui”.

Lei ha vinto 11 titoli alla Juventus: che differenza c’era tra quella squadra e quella attuale?

“La differenza principale è sicuramente il carattere. Quei dieci anni alla Juventus sono stati grandi perché c’erano valori, grandi giocatori, gregari umili e funzionali, c’era fame di vittoria, tanto carattere e personalità. Penso che alla Juventus attuale manchi proprio il carattere perché in rosa ci sono diversi giocatori che ne hanno ma tanti altri sono sì bravi ma poi finisce lì. Da noi c’erano Vialli, Baggio, Deschamps e Jugovic che avevano già vinto la Champions altrove. Oltre alla tecnica e alla classe ci vuole anche cuore, la voglia di non mollare mai, lo spirito Juventus insomma ovvero squadra che pensava più al sodo e alla sostanza che allo spettacol. Ferguson diceva che faceva vedere le partite della Juventus di Lippi ai suoi giocatori per inculcargli la voglia di vincere, questo penso la dica lunga su che squadra eravamo in quel periodo”.

Qual è la sconfitta che brucia di più e la vittoria più bella?

“Le sconfitte più brutte sono state sicuramente le due finali di Champions perse contro Dortmund e Real Madrid consecutive e lo scudetto nel nubifragio di Perugia. Le vittorie belle sono state molte, la coppa dei campioni vinta, l’Intercontinentale, il primo scudetto. Io sono stato fortunato perché ho vinto tutto e tanto con quella squadra, non mi posso lamentare e poi come diceva Michael Jordan: “Ho vinto tanto ma ho perso anche tanto”, questo fa capire che ne abbiamo passate tante di belle e di brutte ma fa parte del giocare in una grande squadra.

Qual è l’allenatore che l’ha segnata maggiormente nella sua carriera?

“Io ho avuto la fortuna di essere allenato da tre dei più vincenti della storia del calcio italiano e non solo come Lippi, Trapattoni e Ancelotti, dunque non mi posso lamentare. Ho avuto anche Fascetti al Varese, Mazzia, Mondonico tutti grandi maestri. Chiaro è con Lippi ho avuto un rapporto speciale dato che per sei anni è stato mio allenatore e per altri sei sono stato suo collaboratore con il Guangzhou Evergrande e con la nazionale cinese nel ruolo di preparatore dei portieri.

C’è un Rampulla italiano o straniero in circolazione e lei ha ancora voglia di mettersi in gioco nel calcio?

“A me piace molto Mirante che tecnicamente lo reputo il più forte di tutti, ora però ha 38 anni (ride; ndr). Tra i giovani quello che forse mi assomiglia di più è Audero, io non ero molto scenografico, ero riflessivo e pratico. Ho ancora tanta passione, aspettiamo che finisca questo problema mondiale e spero di tornare a fare ancora qualcosa nel calcio perché ne ho ancora voglia”

Capitolo Donnarumma: il rinnovo con il Milan tarda ad arrivare e pare ci sia in agguato la Juventus. Lei cosa consiglierebbe al ragazzo e alla Juventus?

“Gigio è forte, ha presenza carattere e personalità e tra due-tre anni potrà migliorare ancora di più. Io gli consiglio di restare al Milan perché è in un grande club e se diventa una bandiera lì farà la storia e diventerà una leggenda. Io dissi le stesse cose a Buffon quando si vociferava potesse lasciare la Juventus anni: alla fine è rimasto e ha fatto la storia del club bianconero più di Zoff. Poi nel calcio di oggi regnano i soldi e i procuratori e dunque non so che dire onestamente. Se la Juventus dovesse prenderlo a zero per poi dargli però 10-12 milioni di euro a stagione che al lordo sarebbrero 20-24 per 4-5 anni allora consiglio di lasciar perdere. Il portiere in una squadra è importante ma è la squadra che lo rende forte, deve essere valore aggiunto. Io fossi la Juventus impiegherei quei soldi eventualmente per rinforzare la rosa in attacco, difesa e centrocampo”.

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