Regina in Italia, comparsa fuori. Ma oggi è gioia senza prezzo

​Seppur in ritardo rispetto al normale calendario, eccoci giunti al nono scudetto consecutivo, roba da far impallidire qualsiasi altra impresa calcistica che infatti non trova uguali

Seppur in ritardo rispetto al normale calendario, eccoci giunti al nono scudetto consecutivo, roba da far impallidire qualsiasi altra impresa calcistica che infatti non trova uguali. Altrove i toni sarebbero trionfalistici, nella Torino bianconera invece risulta tutto banale e scontato, colpa forse di quella frase tormentone attribuita a Boniperti: «Vincere è l'unica cosa che conta». Già, chiedetelo un po' agli altri se è davvero così facile.

Quella Juventus nata l'11 settembre 2011, il giorno dell'inaugurazione dello Stadium, dopo aver subito l'onta della B e ancor più grave due settimi posti, ha portato in bacheca nove campionati, tre con Antonio Conte, l'uomo del miracolo, il motivatore grintoso, dedito al lavoro e alla disciplina, cinque con Massimiliano Allegri che sulla panchina dei campioni avrebbe potuto restarci di più se non avesse preso schiaffoni in Champions League da un Ajax corridore ma non irresistibile. Accusato di gestione troppo accorta, di gioco sparagnino, è stato allontanato per far posto a Maurizio Sarri, che ha dovuto accettare l'ex nemica per poter vincere finalmente quello scudetto perso con il Napoli. Se prima del lockdown vi era un minimo dubbio che questo non fosse l'anno della Juve, alla ripresa, con una partita ogni tre giorni, è venuta fuori la strabordante potenza della rosa, nonostante diverse prove scellerate, tanti gol subiti e rimonte clamorose. Se ne sono dette tante: Sarri mal sopportato, comandano Ronaldo e i senatori, con questi effettivi e contro questi avversari vincerebbe chiunque. Tante belle chiacchiere, intanto eccoci all'ennesimo trionfo juventino, simboleggiato dalle tantissime reti di CR7 e da Paulo Dybala finalmente campione di rango. Agli altri, interisti in testa, non resta che rosicare per le speranze riposte su Conte e Marotta, ex avvelenati. Come non è bastato il Var, così non sono sufficienti stadi chiusi né le cinque sostituzioni a fermarla: in Italia la Juve continua a vincere e siamo certi che da settembre in poi partirà l'attacco al decimo di fila, così da siglare definitivamente la leggenda.

E i detrattori, non sono pochi, ribadiranno appunto in Italia. Finché la Juve non riuscirà a conquistare la Coppa con le orecchie che manca dal 1996 il retrogusto amaro non se ne andrà. Per una società che mira a confrontarsi con Real, Barça, City, United, Bayern, Liverpool sta sempre più stretto il ruolo di regina in patria e poco più che comparsa fuori.

Per questo che noi juventini godiamo con assoluta sobrietà, quest'anno più del solito, e aspettiamo la ripresa della Champions, il 7 agosto, per l'ennesimo assalto che necessita intanto di almeno due gol al Lione. Per quel trofeo abbiamo comprato Cristiano Ronaldo e scelto un profeta del calcio come Sarri, nonostante non sia munito di quello standing e quell'eleganza necessaria alla Real Casa. C'è chi dice che i conti si faranno solo allora, ma bisogna anche ricordare che non si può vincere il decimo senza il nono e che assistere per l'ennesima volta allo scorno di milanesi, romani, napoletani e chiunque altro ci abbia provato, dal 2011 a oggi, non ha davvero prezzo.

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