Rischioso o no? Lo strano caso del volley

Pallavolo nel mirino per il Covid, poi il chiarimento tra federazione e ateneo

Nei giorni scorsi era stata pubblicata da alcuni quotidiani una tabella che indicava nella sorpresa generale - la pallavolo come lo sport a più alto rischio di contagio al Covid-19. Persino più pericolosa della boxe, del basket e del rugby, nelle seguenti voci: contatto atleti (schiacciate, muri...), contatto pubblico/accompagnatori, giudici, cronometristi, raccattapalle, spogliatoi, ambiente chiuso). Un paradosso che ha fatto infuriare il grande ex ct della Nazionale, Julio Velasco, che si era detto «indignato» dalla conclusione dello studio di oltre 400 pagine dal titolo Lo sport riparte in sicurezza, che il Coni aveva commissionato al Politecnico di Torino. «I genitori di migliaia di ragazzi ribadiva Velasco - leggono questo e non vogliono più far giocare i figli». Anche Zaytsev, capitano azzurro, aveva espresso perplessità sul risultato del dossier: «Ma siete seri? Lo sport più pericoloso d'Italia?».

Ed infatti, non è così, perché il documento finale pubblicato poi dal Politecnico ha ribaltato il giudizio. Tanto è vero che il volley, semmai, è uno degli sport di squadra con il rischio di contagio più basso (5), in una scala di rischio da 1 a 8. Nulla a che vedere, per esempio, con il basket (7) o gli 800 metri di atletica leggera (8). «Si è trattato di un grave equivoco di fondo e di un danno di immagine arrecato alla disciplina e all'Ateneo», si legge nel comunicato di ieri della Fipav, la federazione italiana di pallavolo, dopo l'incontro in video di giovedì con il rettore del Politecnico di Torino. «Le parti aggiunge la nota -, lavorano ora a un protocollo che garantisca il ritorno in campo in totale sicurezza dei tesserati nel momento in cui le autorità governative lo permetteranno».

Al vaglio, c'è infatti lo studio di una particolare mascherina creata ad hoc per la pallavolo in grado di adattarsi al viso degli atleti senza pregiudicarne le prestazioni. «A differenza di altri sport conferma Davide Mazzanti, ct del volley femminile -, dove si fa fatica ad adoperarla, nella pallavolo l'uso della mascherina non compromette la componente aerobica. Perciò, dopo il fraintendimento, il percorso verso il ritorno in campo in sicurezza è già iniziato. Le azzurre non aspettano altro».

«Quando ho letto la bozza dello studio, mi sono preoccupato molto», confessa Matteo Piano, centrale della Powervolley Milano e argento olimpico a Rio. «Uno studio del genere, anche se poi smentito, in un momento in cui predomina la paura, può essere deleterio. Serve maggiore attenzione: un conto è sensibilizzare le persone, un altro è spaventarle: è diverso. Io vado sì in palestra, ma è a due passi da casa mia. Prima che arrivasse il virus, ero pronto a rientrare dopo l'infortunio. Non vedo l'ora che tutto finisca presto per tornare in campo con i compagni e abbracciarci come un tempo».

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